Il primo pericolo sono i licenziamenti. Il secondo, altrettanto grave, è il ridimensionamento di un settore nel quale ciascuna impresa è caratterizzata da un alto livello di innovazione e da una forte vocazione alla ricerca. Ecco perché non c’è un minuto da perdere per salvare l’aerospazio in Campania: un settore che, oltre a offrire lavoro a circa 10mila addetti, annovera una cinquantina di imprese che per la regione rappresentano una risorsa in termini di tecnologia e sviluppo. A far addensare nubi sul comparto aerospaziale è l’emergenza economica innescata dal Coronavirus. A evidenziarlo è un dossier stilato da Srm, il centro di studi e ricerche sul Mezzogiorno collegato al gruppo Intesa Sanpaolo. Nel primo trimestre del 2020, le imprese del settore hanno fatto registrare una flessione piuttosto netta: per l’Italia si registra una variazione tendenziale del -4,1%, per il Mezzogiorno del 2,2, ma per la Campania una crescita del 2,3. Se si analizza il primo trimestre del 2020 in relazione all’ultimo del 2019, invece, le imprese nazionali calano del 3,5%, quelle meridionali del 5,4, mentre per la Campania il dato si mantiene stabile. Come si spiega? «Determinante è la configurazione produttiva del settore aerospaziale nella regione – spiega Salvio Capasso, responsabile del servizio Imprese e Territorio di Srm – Gran parte delle imprese locali produce carlinghe per aziende del calibro di Airbus e Boeing ed è inevitabilmente penalizzata dal calo delle commesse dovuto alla diminuzione del traffico aereo. Ma in Campania esistono realtà che producono interamente velivoli più piccoli, come biposto e charter, la domanda dei quali non ha subito ancora forti contraccolpi legati alla crisi-Covid. Il che, per il momento, ha evitato il completo tracollo del settore aerospaziale nella regione».

La delusione è comunque forte se si pensa che gli analisti si attendevano una ripresa del comparto dopo le poco brillanti performance registrate nel 2019. Invece, a seguito della pandemia, il settore aeronautico risulta tra quelli più colpiti dalla crisi. Il volume dei voli si è ridotto dell’87,3% a livello globale. Ciò ha fatto diminuire sensibilmente la domanda di aerei e di loro componenti, con effetti preoccupanti soprattutto per regioni come la Campania e la Puglia che generano rispettivamente il 58 e il 34% del valore aggiunto aeronautico del Sud. È diminuita l’esportazione di materiali per la costruzione di aerei, oltre che di satelliti e missili: nel primo trimestre del 2020 il calo è stato del 6,3 a livello nazionale e dell’8,3 al Sud. Questo calo della produzione e dell’esportazione comporterà ulteriori conseguenze negative, soprattutto in termini di fatturato. Nel settore aeronautico, infatti, gli esperti di Srm prevedono un calo degli incassi più marcato proprio nel Mezzogiorno, compreso tra il 9,2 e il 16,5% rispetto all’8 e al 15,2 ipotizzati per l’Italia complessivamente considerata. E le previsioni peggiori riguardano proprio la Campania, dove il fatturato sembra destinato a scendere in una misura compresa tra il 10 e il 17%, mentre per la Puglia ci si attende una diminuzione “limitata” al range tra l’8,5 e il 15,6%.

Quali sono le conseguenze della flessione? «Nel breve periodo – continua Capasso – il rischio principale consiste nella riduzione dei livelli occupazionali. Nel lungo periodo, invece, potrebbero risultare compromessi i programmi e gli investimenti in ricerca e sviluppo avviati dalle aziende. E questa seconda conseguenza della crisi potrebbe essere devastante per la Campania che della vocazione all’innovazione che caratterizza il settore aerospaziale ha indiscutibilmente bisogno». La vera sfida, dunque, consiste nel capire che cosa accadrà dopo la crisi: quanti vettori falliranno? Come si riposizioneranno le imprese? E, soprattutto, come si dovrà ricostruire la filiera aerospaziale? Per dare una risposta valida a questi interrogativi serve una strategia di ampio respiro che tenga conto delle caratteristiche del comparto e delle sua prospettive: «Va salvaguardata la realtà produttiva del distretto campano – conclude Capasso – Servono sostegno ai progetti delle imprese e investimenti che stimolino la ricerca e lo sviluppo».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.