Il dialogo
Sanità, dove nasce davvero il valore: gli Healthcare Awards raccontano un sistema che cambia
Dalla politica alla ricerca, fino all’industria: a Roma la terza edizione degli Healthcare Awards mette al centro un punto spesso trascurato – la salute si costruisce quando le competenze si incontrano.
A volte la sanità smette di essere solo un tema tecnico – liste d’attesa, spesa pubblica, emergenze – e torna a essere ciò che è davvero: un sistema complesso, fatto di scelte, relazioni e responsabilità condivise. È in questa prospettiva che si inserisce la terza edizione degli Healthcare Awards, l’iniziativa promossa da Healthcare Policy e Formiche, che quest’anno fa tappa a Roma, al WeGil, nel cuore di quel luogo in cui le decisioni non solo si prendono, ma si intrecciano.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, a conferma del ruolo centrale che il livello territoriale continua a giocare nella costruzione delle politiche sanitarie, anche quando il baricentro del confronto si sposta nella Capitale. Perché è questo il punto. Non tanto celebrare delle eccellenze – operazione ormai diffusa – quanto provare a leggere cosa tiene insieme il sistema salute oggi.
Negli anni, il progetto ha seguito una traiettoria precisa. Prima i territori: la Puglia, come laboratorio di sviluppo; poi l’Abruzzo, come simbolo di ricostruzione e resilienza. Oggi Roma, che non è un territorio come gli altri, ma un punto di convergenza. Qui il valore non nasce: si coordina.
Ed è proprio questo il salto. Se nelle prime edizioni il racconto era quello di una sanità che si costruisce dal basso, attraverso esperienze locali e modelli virtuosi, oggi il tema diventa un altro: come queste esperienze si tengono insieme. Come diventano sistema.
Non è un passaggio banale. Anzi, è forse il nodo più critico del Servizio sanitario nazionale. Perché le sfide sono note: invecchiamento della popolazione, pressione sulle risorse, bisogno di innovazione e sostenibilità. Ma la vera difficoltà sta nel coordinare livelli diversi – istituzionale, scientifico, industriale – che spesso procedono in parallelo senza incontrarsi davvero. Gli Healthcare Awards, da questo punto di vista, funzionano come una lente. Mettono nello stesso spazio chi definisce le politiche, chi produce conoscenza e chi sviluppa soluzioni concrete.
Lo dimostrano anche i riconoscimenti assegnati nel corso della giornata, che hanno coinvolto rappresentanti delle istituzioni come Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento del ministero della Salute, e Marta Schifone, membro della Commissione Affari sociali della Camera, insieme a protagonisti della ricerca come Giovanni Blandino, direttore scientifico facente funzioni dell’Istituto Regina Elena.
Accanto alle istituzioni, emerge con forza il ruolo dell’ecosistema industriale, sempre più centrale non solo nella produzione ma anche nella costruzione di modelli di prevenzione, diagnosi e cura. A essere premiate sono realtà come AbbVie, Nestlé Italia, Novartis, Pfizer e Sanofi, insieme a LS Cube, che con approcci diversi contribuiscono a ridefinire il perimetro stesso della sanità contemporanea. È una fotografia, ma anche qualcosa di più.
Da un lato, le istituzioni. Dall’altro, l’industria e la ricerca. In mezzo, ciò che spesso manca: il dialogo. Non a caso, uno dei fili conduttori emersi nel tempo è proprio questo. La salute non è solo una questione clinica. È una questione di policy, di organizzazione, di capacità di mettere in relazione competenze diverse. E allora il senso di un’iniziativa come questa cambia.
Non è – o non è solo – una premiazione. È un modo per rendere visibile qualcosa che normalmente resta implicito: il fatto che la sanità funziona quando smette di essere un insieme di compartimenti stagni e diventa un sistema. In un momento in cui il dibattito pubblico tende a ridurre tutto a emergenza o a costo, forse è proprio questo il messaggio più interessante.
Che la salute, prima ancora di essere una voce di bilancio, è una costruzione collettiva. E che senza un punto di incontro tra politica, ricerca e industria, quel sistema semplicemente non regge.
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