È come se esistesse solo il Coronavirus. Incidenti stradali, per quanto sensibilmente ridotti dal lockdown, e altre emergenze sembrano scomparse. La Regione sa che non è così. Eppure, per rinfoltire il personale del Covid Hospital di Ponticelli, sguarnisce i presidi sanitari del cuore di Napoli con buona pace delle migliaia di persone che vi risiedono. A denunciarlo sono Lorenzo Medici e Luigi D’Emilio, rispettivamente segretario regionale e segretario metropolitano della Cisl Funzione Pubblica, che chiedono alla Prefettura di fermare lo svuotamento degli ospedali del centro storico. Per far fronte al picco di contagi da Coronavirus, la Regione ha allestito un ospedale modulare nel parcheggio dell’Ospedale del Mare.

Si tratta di 72 posti di terapia intensiva per ogni coppia dei quali la legge richiede la presenza di un rianimatore, uno pneumologo, 15 operatori sociosanitari e 30 infermieri. Sarebbe necessario anche un virologo, visto che la struttura è destinata a ospitare pazienti affetti da un virus. In realtà, il personale a disposizione è nettamente insufficiente e a riconoscerlo è stato Vincenzo De Luca in persona: “Abbiamo una carenza di personale ma stiamo facendo di tutto per reperirlo”, ha fatto sapere il governatore. Come si sta reclutando quel personale? Non programmando assunzioni e rendendole operative tramite ordini di servizio, come sarebbe doveroso per un sistema sanitario nel quale mancano all’appello 13mila e 500 tra medici, infermieri, operatori e amministrativi.

La Regione, tramite l’Asl Napoli 1, ha pensato invece di prendere i medici dalle strutture del centro storico e dirottarli a Ponticelli. Che ne sarà del Pellegrini, ormai unico ospedale attivo nel centro storico al quale mancano adesso i professionisti del triage? E, volendo allargare gli orizzonti dell’analisi, come si pensa di rimediare alla carenza di figure come radiologi, biologi, tecnici di laboratorio e, soprattutto, specialisti in medicina d’urgenza? Domande che, per il momento, Palazzo Santa Lucia sembra voler lasciare senza risposta.

“La direzione strategica dell’Asl Napoli 1 – concludono Medici e D’Emilio – insegue più un’immagine di efficienza a uso mediatico che una concreta programmazione tesa a migliorare l’offerta sanitaria e la messa in sicurezza degli operatori e dei cittadini: no allo smantellamento della rete ospedaliera che causerebbe un disastro assistenziale nel centro di Napoli”.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.