Anche gli ospedali hanno fatto crac. Il Coronavirus ha forzato la mano un po’ a tutti per la necessità di garantire posti letto. Così sono andate in difficoltà importanti aziende sanitarie e ospedaliere. Un paio di dipendenti e un primario del Fatebenefratelli di Napoli hanno costretto la struttura gestita da religiosi a improvvise sanificazioni, nell’Asl Napoli 3 si sono registrati focolai nell’ospedale di Castellammare, la Napoli 2 Nord ha avuto identici problemi nel Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli e anche il Monaldi (che con il Cto e il Cotugno fa parte dell’azienda dei Colli) ha registrato casi di positività tra i dipendenti. Piccoli-grandi focolai di contagio, come nelle cliniche e a Marano in un ospizio. A questo spiacevole appello risultano assenti, al momento, caserme e conventi.

I laboratori di tutto il mondo studiano questo virus ancora poco conosciuto per capire quali e quante sono le possibilità di contagio e quali le precauzioni da tenere in quarantena visto che – secondo alcuni scienziati – i quattordici giorni di clausura casalinga non sarebbero sufficienti per evitare una positività al Covid-19. Il crac delle strutture sanitarie e degli ospizi era tutto sommato prevedibile perché l’organizzazione prevista dalla Regione e dalla task force non ha escluso una bella miscela che può trasformare una struttura sanitaria in focolaio di contagi. E ciò nonostante le segnalazioni dei sindacati medici, esasperati da un’estenuante carenza di presidi di sicurezza personale da distribuire a chi era a contatto diretto con presunti contagiati.

Invece di distinguere tra strutture sanitarie dedicate esclusivamente ai pazienti con sospetto o accertato contagio da Coronavirus e ospedali riservati a pazienti non interessati dal Covid-19, si è preferito il “minestrone”. Tutti dentro, Covid e No-Covid, perché il piatto guadagna “sapore”. L’associazione delle case di cura era orientata ad accettare i soli pazienti ordinari: infartuati, soggetti da sottoporre a riabilitazione dopo un intervento di protesi o per problemi trombotici, per i quali si mettevano a disposizione oltre 3mila posti letto.

Un primo ritardo, o un errore della task force, è stato quello di lasciare fuori alla porta tutto il mondo del convenzionato: case di cura, laboratori di analisi, centri radiologici e di medicina nucleare, la riabilitazione. Come se quel mondo che giorno dopo giorno manda avanti parte della nostra sanità non dovesse intromettersi nel problema Covid. Poi il dietrofront con Aiop, centri religiosi e la strana corsa alla ricerca di “super-laboratori” per l’esame dei tamponi. Anche l’assicurazione di “anticipazioni” economiche promesse in corso di trattativa ha portato alla commistione tra Covid e No-Covid che coinvolge e stravolge cliniche, ospedali e ospizi.