Killing surplus, è l’eccitazione della caccia di cui, in natura, è metafora la faina: che entra in un pollaio, fa strage di galline e alla fine ne porta via solo una, un’unica preda di cui realmente avesse bisogno. Orribile a dirsi, il luogo di caccia preferito dal covid 19 sono le case di riposo, il posto in cui una civiltà che non ha tempo porta i vecchi che hanno sforato il tempo utile di una società la cui essenza è il dinamismo economico. Il morbo entra fra i vecchi a riposo e ne fa strage, più, molto di più di quanto dicano i numeri. A Bergamo i vecchi non si seppelliscono, si cremano, si portano via in fretta, a chi muore velocemente i tamponi non si fanno, e anche se è il virus che li ha portati via molti anziani stanno fuori dalla statistica, escono dalla conta epidemica.

E molti, purtroppo sono fuori dal circuito dell’affetto, da quello sociale. Le città sono piene di vecchi in solitudine, barricati negli appartamenti, di cui si saprà solo dopo, sono quelli che non hanno nessuno, che nessuno va a trovare, di cui nessuno sa nulla. È il legame fra un prima e un dopo che sparirà. È un taglio netto col passato senza che tante piccole storie, la miriade di tasselli della storia, vengano passate. Ci sarà un taglio di umanità, l’eredità più velenosa dell’epidemia. Ci sarà un taglio di umanità nell’Occidente, perché l’Occidente non ha trovato facce da abbinare alla lotta che si sta facendo. Quelli normali stanno chiusi in numeri ridotti, a volte in postazioni singole, dove i decreti del Governo li hanno raggiunti e bloccati. Non è sbocciato l’afflato della causa comune da effigiare in una bandiera, qualunque.

E le facce dei leader sono quelle: Trump. Macron, Johnson. O sono nessuna faccia: gli olandesi, i belgi, che leader hanno? Chi sono i rappresentanti del mondo Occidentale, i condottieri? In nome di cosa si resiste, si lotta. Non c’è una causa comune per cui vincere. È solo un’affannosa e solitaria impresa per sopravvivere, per portare esistenze uniche oltre la forza del morbo. Così anche quando si vince non è una vera vittoria. Conte è l’uomo dei decreti, delle dirette facebook ritardate, è una speranza troppo burocratica la sua per essere speranza vera. E le camminate in solitaria di Bergoglio afflosciano l’anima di consolazione. C’è la fisiognomica in ogni grande vittoria dell’umanità, c’è la fisiognomica anche nelle sconfitte.

Ci sono le facce nelle imprese straordinaria: i tratti di un viso che già dal primo minuto si sa che rappresenteranno tutti. Il morbo ci ha vinto nel momento in cui ci ha costretti all’isolamento. E abbiamo avuto un unico lampo di umanità nel ciuffo ribelle di Sergio Mattarella, troppo poco per dire che tutto andrà bene. Tutto passerà, certo, come è sempre stato, ma tutto avverrà senza l’umanità della gioia di esserci identificati con una faccia che ci abbia rappresentato.