Costruiti fra gli applausi dei residenti e con i soldi della Regione, gli ospedali da campo (o modulari) sono rimasti inattivi fino a ieri per mancanza di personale medico e infermieristico. Sarebbe stata una tragedia se il picco di pandemia avesse colpito la Campania, ma fortunatamente le previsioni degli esperti si sono rivelate un falso allarme. Insomma, una buona notizia. La situazione migliora perché l’ultimo bollettino regionale segnala in calo i pazienti positivi – fermi a 18 casi – su 1.509 tamponi. Con un lungo monologo Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio, ha illustrato la fase 2 del lockdown, la quarantena che costringe gli italiani in casa da oltre un mese, operativa dal 4 maggio. Qualche mini – novità accompagna la reclusione casalinga prolungata fino al 18 maggio. Ma in Campania il via alla fase 2 per gli ospedali è atteso in settimana.

I manager aspettano la convocazione del governatore Vincenzo De Luca che con Antonio Postiglione (direttore generale del dipartimento di tutela della salute e del coordinamento del servizio sanitario nazionale) e con Rosaria Romano (responsabile dell’assistenza sanitaria) deciderà di separare le strutture per pazienti Covid da quelle ordinarie. “Siamo in attesa di linee guida dalla Regione – spiega Giuseppe Longo, direttore generale del Cardarelli – la convocazione potrebbe arrivare in settimana”. È un’urgenza seria perché migliaia di persone sono in una lunga lista d’attesa che, alla spicciolata, le fa arrivare in ospedale quando versano ormai in gravi condizioni.

“Come segretario provinciale dell’Anaao Assomed – ricorda Franco Verde  – sollecito quest’intervento da tempo. Non dico nulla sulle attività portate avanti dalla Regione in emergenza, ma è arrivato il momento di riaprire ospedali e ambulatori ai cittadini che stanno male. Il Cardarelli deve attivare il padiglione H con le tre chirurgie e gli ambulatori. Si deve ripensare anche alla ripresa dell’attività intramoenia: è un diritto per chi non sta bene e rappresenta un guadagno per l’ospedale, il Cardarelli l’anno scorso ha incassato circa otto milioni di euro”. Il più importante pronto soccorso cittadino ha vissuto un periodo di choc. “Nel momento più critico di pandemia gli accessi erano ridotti a un terzo. Oggi siamo sui 140/150 pazienti al giorno, ma in ospedale – spiega Fiorella Paladino, dirigente del pronto soccorso del Cardarelli – è un codice giallo o addirittura rosso. Il lavoro col distanziamento si è ulteriormente complicato. È il momento di riprendere con gradualità l’assistenza ordinaria per i pazienti chirurgici e ancora più per quelli tempo dipendenti che hanno patologie che tendono ad aggravarsi costantemente”.

Aspettando il via libera del governatore De Luca cominciano a guardarsi intorno le varie aziende ospedaliere. Ieri un confronto Regione – sindacati medici per i compensi “premio” da corrispondere a chi ha assistito i contagiati da Covid. Compensi contestati dai sindacalisti perché penalizzano chi ha curato pazienti non positivi. “Come azienda dei Colli – avverte il direttore generale Maurizio Di Mauro – stiamo già pensando a una riconversione. I posti di terapia intensiva del Monaldi non sono più occupati dai pazienti contagiati dal virus, pensiamo di riprendere presto tutta l’attività chirurgica e assistenziale. Il Cto è rimasto un ospedale No-Covid mentre nel Cotugno, nella vecchia struttura, riprenderemo l’attività chirurgica e cardiologica: la palazzina nuova sarà destinata ai soli pazienti contagiati dal Coronavirus”. Fase 2 ospedaliera o semplici sperimentazioni? Di Mauro si conferma scettico.

“C’è un calo di positivi: è un dato certo. Ma non sono dire se è finita la fase 1 dei contagi o se l’epidemia riprenderà con la fase 2. Ancora oggi i cittadini della Campania sono a casa in quarantena. Abbiamo capito come aggredire il Coronavirus con cortisone, anticoagulanti e con il farmaco antiartritico – conferma il manager – ma la riapertura a tutto campo degli ospedali deve coincidere con un forte impegno del territorio”.