Le condanne e le critiche che arrivano dall’estero sono soltanto interferenze rispetto alla sovranità della Turchia. Ankara si difende e attraverso le parole del ministro degli Estero Mevlut Cavusoglu ribadisce: quella di Santa Sofia è una questione tutta interna. E quindi si facciano una ragione l’Europa, i ministri degli Esteri, il Papa. L’ex basilica, trasformata in un museo nel 1934, e quindi di nuovo in moschea la settimana scorsa, tornerà a essere un luogo di culto islamico. E non ci sembrano essere margini per un ripensamento.

I ministri degli esteri dell’Europa e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Josep Borrell hanno condannato la scelta e fatto un appello per una riconsiderazione della decisione presa dal Consiglio di Stato turco e ratificata da un decreto del presidente Recep Tayyip Erdogan. Il quale ha rispedito al mittente le critiche: “Chi resta in silenzio quando la moschea di al-Aqsa (a Gerusalemme) viene attaccata, calpestata, le sue finestre vengono rotte, non può dirci cosa fare con lo status di Santa Sofia”, ha detto in un’intervista tv.

Nessun mosaico e nessun altro simbolo religioso sarà toccato oppure oscurato, ha fatto sapere Ankara. Santa Sofia è stata costruita nel VI secolo. Dopo essere stata una basilica cristiana per quasi un millennio, uno dei monumenti simbolo di Istanbul divenne una moschea con la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. Dopo la creazione della Repubblica, Mustafa Kemal Ataturk la trasformò in un museo che attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori.

Ieri telefonata distensiva tra Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin. Quest’ultimo ha richiamato l’attenzione sulla preoccupazione dell’opinione pubblica e della chiesa ortodossa sulla questione. Il presidente turco ha rassicurato sull’impegno a garantire a tutte le confessioni l’accesso al monumento simbolo della città sul Bosforo e che reliquie e icone non verranno toccate. Al centro del colloquio anche le guerre in Libia e in Siria, terreni sui quali i due Paesi giocano un ruolo rilevante. Il vice ministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin aveva intanto definito quella di Santa Sofia come una questione interna. Anche il sindaco di Istanbul, Imamoglu, del partito erede di quello di Mustapha Kemal Ataturk, padre della patria e fautore della conversione a museo dell’ex basilica nel secolo scorso, ha detto di aver sempre visto il luogo come una moschea. La conversione di Santa Sofia sembra ormai cosa fatta.