Il Parlamento turco ha approvato una legislazione che rilascerà circa 45mila detenuti per diminuire il sovraffollamento nelle carceri a causa dell’emergenza coronavirus. La legislazione riduce i termini di alcune sentenze e pone 45mila detenuti che attualmente scontano pene detentive con supervisione minima, agli arresti domiciliari temporanei.

I prigionieri condannati per accuse di droga, abusi sessuali, omicidi, abusi domestici e terrorismo sono stati tuttavia esclusi dal campo di applicazione della misura. Decine di giornalisti, attivisti politici dell’opposizione e altri rimarranno in carcere perché molti di loro sono stati imprigionati con accuse legate proprio al terrorismo.

“Coloro che sono stati giudicati colpevoli di processi ingiusti in base alle leggi antiterrorismo eccessivamente ampie della Turchia sono ora condannati ad affrontare la prospettiva di contagio di questa malattia mortale”, ha denunciati infatti Milena Buyum, di Amnesty International Turchia. Anche i partiti di opposizione hanno duramente criticato la scelta del governo Erdogan escludere dal provvedimento i detenuti per terrorismo, l’accusa per la quale sono imprigionati i protagonisti della repressione del tentativo di colpo di stato del 2016.

Il ministro della Giustizia turco, Abdulhamit Gul, lunedì ha spiegato che sono 17 i casi di coronavirus rilevati in cinque carceri del Paese, con tre detenuti morti per le conseguenze dell’infezione. In Turchia invece sono  56.956 casi di coronavirus e 1.198 morti.

E in Italia? Come denunciato dal garante regionale dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello in una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafade “solo Turchia e Belgio sono peggio di noi nel report di Strasburgo” per il sovraffollamento. Al 6 aprile scorso secondo quanto reso noto dal Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, erano poco più di 4mila detenuti usciti dagli istituti penitenziari a partire dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. “Al 29 febbraio scorso, poco tempo dopo le prime indicazioni inviate dal DAP agli istituti per la prevenzione del contagio da Covid-19, erano presenti 61.230 detenuti. Alla mattina di oggi, 6 aprile, se ne contano 57.137: cioè 4.093 in meno”, si legge in una nota. E poco importa, come ricorda Beniamino Migliucci proprio sulle pagine del Riformista, se i detenuti che affollano le carceri sono 57.590 e i posti effettivi sono 48.000.