In una lettera congiunta a Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Vicepresidente della Commissione Europea, dieci organizzazioni internazionali per i diritti umani chiedono un’azione immediata per salvare la vita di Ahmadreza Djalali.

Gentile HR / VP Josep Borrell,
Le scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per il caso di Ahmadreza Djalali. Abbiamo appena appreso che il dottor Ahmadreza Djalali è stato messo in isolamento e sarà presto trasferito nella prigione di Rajai Shahr dove verrà eseguita la sua condanna a morte. Il dottor Djalali è un ricercatore iraniano-svedese affiliato all’istituto svedese Karolinska di Stoccolma e all’Università italiana del Piemonte Orientale a Novara, dove ha svolto ricerche sul miglioramento delle risposte di emergenza degli ospedali al terrorismo armato e alle minacce radiologiche, chimiche e biologiche. È stimato a livello internazionale e collabora regolarmente con i principali istituti di ricerca europei. Il contributo del Dr. Djalali è innegabile in questo campo di ricerca. La sua ricerca innovativa è stata condotta in ambienti multiculturali e in collaborazione con colleghi e istituzioni in diversi paesi.

I suoi studi hanno portato alla pubblicazione di più di quaranta articoli scientifici con lo scopo di migliorare la risposta all’emergenza non solo nel suo paese, l’Iran, ma anche in Europa. Il dottor Djalali è stato arrestato in Iran nell’aprile 2016 e successivamente condannato per spionaggio, senza che venissero fornite prove materiali, a seguito di un processo affrettato e segreto, guidato dal tribunale rivoluzionario iraniano, e senza dare spazio alla difesa. Il dottor Djalali ha trascorso un lungo periodo di detenzione, con isolamento inizialmente totale e poi parziale nella prigione di Evin. Per tutto il periodo di prigionia è stato sottoposto a torture psicologiche così pesanti, che è stato costretto, in due occasioni, a registrare false confessioni, leggendo testi preparati dai suoi inquisitori.

A seguito di un processo svoltosi a porte chiuse e in violazione di ogni minimo standard di legalità, il 21 ottobre 2017 è stato condannato a morte per “corruzione sulla terra” (Efsad-e fel-arz). Secondo quanto riportato dal settimanale scientifico internazionale Nature (23 ottobre 2017), una fonte vicina a Djalali ha rivelato, attraverso un documento presentato come trascrizione letterale di un testo manoscritto prodotto da Djalali all’interno del carcere di Evin, che nel 2014 è stato avvicinato da agenti dell’intelligence militare iraniana che gli hanno chiesto di raccogliere informazioni sui siti chimici, biologici, radiologici e nucleari occidentali, nonché sulle infrastrutture critiche e sui piani operativi antiterrorismo.

Il documento afferma che Djalali crede di essere stato arrestato per essersi rifiutato di spiare per conto dei servizi segreti iraniani. Noi firmatari di questo appello chiediamo all’UE di intervenire immediatamente per ottenere la sospensione della condanna a morte che, a tempi brevi, può porre fine alla vita di un innocente, e per garantire che Ahmadreza Djalali possa ottenere accesso a cure mediche tempestive e adeguate.

FiduFederazione Italiana Diritti Umani, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Crimedim – Centro di Ricerca in Medicina d’Emergenza e Disastri (Università del Piemonte Orientale, Ecpm – Ensemble Contre la Peine de Mort, Eumans!, Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, Iran Human Rights, Nessuno Tocchi Caino, Scholars at Risk Italy (SAR Italia), Scienza per la Democrazia

Appello supportato anche da: Sen. Prof. Elena Cattaneo, Amb. Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Affari Esteri italiano, Prof. Frederick Burkle. Harvard Humanitarian Initiative Università di Harvard, Prof. Gregory Ciottone Presidente World Association of Disaster and Emergency Medicine, Prof. Francesco Della Corte, Direttore di Crimedim