Investire nel sistema scuola, puntando a debellare la povertà educativa e la dispersione scolastica, coinvolgere i cittadini nella costruzione della Napoli che sarà, riqualificare le periferie e stilare un piano occupazionale serio. Ecco alcune delle proposte formulate da Napoli e per Napoli da un panel di imprenditori, docenti universitari, sacerdoti e personaggi dello spettacolo. L’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi spiega che la città ha ora bisogno di un programma concreto e realizzabile che tenga conto realmente del tempo e delle risorse a disposizione.

Ma anche la scuola e la formazione sono temi essenziali sui quali fondare la nuova Napoli: ne è convinta Maria Luisa Iavarone, professoressa di Pedagogia sperimentale all’università Parthenope e madre di Arturo, il ragazzo accoltellato anni fa da una babygang. La docente universitaria evidenzia l’importanza di un sistema scolastico adeguato e di nuovi spazi educativi e culturali, specialmente per i ragazzi a rischio, ricordando che la Campania è tra le regioni italiane che ospita il maggior numero di giovani. Patrizio Rispo, volto noto del piccolo schermo e protagonista della soap Un posto al sole, rivolge ai governanti un invito a spendere bene le risorse che arriveranno con il Recovery Fund mettendo l’accento sull’attenzione che il Sud deve dimostrare verso la ripartizione del denaro, visto che quasi sicuramente il Nord beneficerà di almeno il 60% dei miliardi destinati all’Italia. L’attore di Rai 3 sollecita anche un piano per il turismo e per la cultura come le priorità che il nuovo sindaco dovrà fissare. Dal mondo universitario, invece, arriva un invito alla coesione e a unire le forze per ripartire.

Arturo De Vivo, professore di Letteratura latina alla Federico II (univeristà della quale è stato anche prorettore) spiega che solo con la collaborazione stretta e costante tra istituzioni e cittadini Napoli e il Mezzogiorno potranno uscire “vivi” da questa tragica fase. Anche il settore del turismo, comparto che ha accusato in maniera drammatica il colpo sferrato dal Covid, lancia un grido d’aiuto al Governo. Sergio Maione, imprenditore nel settore alberghiero, ribadisce ancora una volta l’esigenza di ricevere sostegni economici seri. Infine don Modesto Bravaccino, parroco di San Giuseppe e Madonna di Lourdes, riaccende i riflettori sulla necessità di riqualificare le periferie e di realizzare un piano per l’occupazione che aiuti veramente le famiglie in difficoltà: il problema della mancanza di posti di lavoro affligge Napoli da sempre e, secondo il sacerdote, fornisce così un assist alla criminalità organizzata.

Vincenzo Maria Siniscalchi: «Per superare questo anno tragico, Napoli ha bisogno di progetti seri, realizzabili e che tengano conto realmente del tempo e delle risorse a disposizione. È indispensabile coinvolgere i cittadini sugli interventi e le modifiche che le istituzioni intendono apportare alla città, serve un approccio partecipativo. Bisogna invogliare chi finora non ha votato a scegliere il proprio candidato per realizzare la Napoli che si desidera davvero, in questo modo i cittadini si sentiranno più responsabili e coinvolti nelle dinamiche della città. Napoli ha bisogno di un piano che non contenga termini retorici e convenzionali, di un programma di rinascita che lasci da parte quelli già fatti e che sono buoni a tutti gli usi. Occorre individuare i punti di inerzia che rallentano la macchina amministrativa e trovare una soluzione concreta».

Patrizio Rispo: «Noi napoletani sappiamo rialzarci e lo faremo anche questa volta. Purtroppo, però, c’è sempre qualcuno che vuole spingerci di nuovo giù e non negarci quello che ci spetta. Napoli ora deve ripartire dall’opportunità che le viene data con il Recovery Fund, ma bisogna prestare attenzione e far sì che non si ripetano gli errori commessi con il piano Marshall e con la Cassa del Mezzogiorno. Quindi andrebbe riequilibrata la ripartizione dei fondi: pare che gran parte di essi andrà al Nord, mentre al Sud arriverà solo il 30% . Bisogna realizzare un piano serio per la cultura e per il turismo, che sono il motore della Campania e del Sud. In particolare serve un piano industriale che dia il giusto lustro al comparto culturale. E poi vorrei non vedere più liti tra governatore e sindaco: la città ha pagato a caro prezzo il clima di tensione tra le istituzioni».

Sergio Maione: «Per rinascere e superare questo momento drammatico, la città ha bisogno dei sacrifici e dell’impegno di tutti. Napoli deve ripartire con uno sforzo collettivo, ognuno faccia la sua parte. Le istituzioni, a ogni livello, devono interagire e collaborare, nel contempo i cittadini devono prendere coscienza che stiamo vivendo il momento peggiore della storia della città. Un evento così tragico non si verificava dal 1980, anno del terremoto, e mi sento di dire che il 2020 è stato peggiore di quell’anno. Napoli ora deve dimostrare una reale coesione. Se non ci sarà unità e collaborazione, la città e il Mezzogiorno rischiano di non uscire vivi da questo momento. E in questa questa situazione occorre tener presente che le università rappresentano un luogo di incontro e formazione delle nuove generazioni».

Arturo De Vivo: «Per rinascere e superare questo momento drammatico, la città ha bisogno dei sacrifici e dell’impegno di tutti. Napoli deve ripartire con uno sforzo collettivo, ognuno faccia la sua parte. Le istituzioni, a ogni livello, devono interagire e collaborare, nel contempo i cittadini devono prendere coscienza che stiamo vivendo il momento peggiore della storia della città. Un evento così tragico non si verificava dal 1980, anno del terremoto, e mi sento di dire che il 2020 è stato peggiore di quell’anno. Napoli ora deve dimostrare una reale coesione. Se non ci sarà unità e collaborazione, la città e il Mezzogiorno rischiano di non uscire vivi da questo momento. E in questa questa situazione occorre tener presente che le università rappresentano un luogo di incontro e formazione delle nuove generazioni».

Maria Luisa Iavarone: «Occorre varare una grande riforma per la scuola e per la cultura, è da qui che bisogna costruire la rinascita di Napoli. L’educazione e la cultura sono alla base di qualsiasi cambiamento sociale, economico e anche politico. Napoli deve prestare molta attenzione ai minori a rischio, all’infanzia abbandonata e al vuoto educativo. Bisogna intraprendere una battaglia sociale e civile con lo scopo di intervenire sul sistema scuola e sulla sensibilizzazione culturale. I soldi del Recovery Fund dovranno essere utilizzati per costruire spazi educativi e di cultura e per formare educatori all’altezza del compito. Se i ragazzi a rischio non vengono intercettati e supportati con programmi formativi diventeranno leve della camorra. In Campania abbiamo la popolazione più giovane d’Italia, ma anche meno scuole rispetto alle altre regioni e questo è inaccettabile».

Don Modesto Bravaccino: «Napoli deve ricominciare dalla periferie e dal lavoro. Le istituzioni devono realizzare un piano occupazionale serio che dia sostegno alle famiglie in difficoltà. Non sono solo i giovani a non avere più un lavoro, ma anche le persone di mezza età. Questo in un Paese civile è inaccettabile. Nella nostra città le persone non muoiono di fame perché ci sono tanti enti che provvedono ad aiutare le fasce deboli distribuendo pacchi alimentari e viveri, ma non è questo il punto: la gente ha bisogno di lavorare. L’assenza di occupazione, oltre a creare terreno fertile per la criminalità organizzata, provoca disagi economici ma anche mentali che sfociano in disperazione e depressione. Bisogna creare un centro per l’impiego funzionante: non è vero che non c’è lavoro, la città ha bisogno di persone che incentivino l’imprenditoria e l’occupazione».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.