Vittorio Sgarbi non lascia, anzi, raddoppia. Il deputato del gruppo Misto, eletto con Forza Italia nel 2018, è stato protagonista della giornata politica di giovedì quando è stato espulso e trascinato via fuori dall’Aula da quattro commessi dopo aver insultato, secondo lo stenografico della Camera, pesantissimi insulti alle ex colleghe di partito Mara Carfagna e Giusi Bartolozzi.

“Ho detto che i magistrati sono dei fascisti e per tutta risposta mi hanno cacciato dall’aula. Anche Cossiga aveva detto che l’Anm è come la mafia, dopotutto. Ho svolto un intervento di passione civile, chiedendo di istituire una commissione di inchiesta su Palamaropoli e ho visto i tanti applausi che mi rivolgevano i banchi di Forza Italia, di Fdi e della Lega. Poi la replica di Giusi Bartolozzi, che non ho capito se ha chiaro il fatto che siede sui banchi dei garantisti e non dei giustizialisti”, racconta Sgarbi in una intervista concessa a Il Riformista.

Per il critico d’arte però “le sole parole “irripetibili” che ho pronunciato all’indirizzo delle due “indignate di comodo” sono: “ridicola” alla Bartolozzi e “fascista” alla Carfagna. Parole perfettamente aderenti ai loro comportamenti”.

Parlando della Bartolozzi, ex magistrato, Sgarbi ricorda che “le ho anche evocato il nome di ‘Berlusconi’, solo per ricordarle che si trova in Parlamento proprio grazie alla generosità di Silvio Berlusconi, l’uomo più perseguitato d’Italia da certa magistratura. Quella magistratura che io ho denunciato nel mio discorso alla Camera e che lei ha ciecamente difeso, come se lo scandalo delle chat di Palamara fosse una invenzione. Tra l’altro io a quei magistrati del caso Palamara ho fatto riferimento, e non genericamente alla categoria dei magistrati”.

Parole ancor più dure per la vicepresidente della Camera: “Quanto all’ex soubrette in catene Mara Carfagna (lo so, ricordare ciò che siamo stati è sempre un esercizio faticoso) ribadisco che impedirmi di parlare e votare è un atto fascista”. “Ma le due “indignate a comando” cosa fanno”? – si chiede Sgarbi – Montano una ignobile strumentalizzazione politica mostrandosi come vittime. Evocano il sessismo pretendendo in quanto “donne”, una sorta di immunità alle critiche, esercitando, loro sì, una forma di intimidazione nei miei confronti”.

Per questo il parlamentare annuncia che, “vista la grave diffamazione consumata ai miei danni con accuse false”, Carfagna e Bartolozzi “dovranno portare le prove in un tribunale, il solo luogo in cui si potrà parlare liberamente di ciò che ho detto, visto che il Parlamento è diventato un luogo di censura e di restrizioni. In quella sede si potrà anche ricostruire il percorso che ha portato la Bartolozzi e la Carfagna in Parlamento. In modo che, anche se con anni di ritardo, si possa poi dire: aveva ragione Sgarbi”.