Sì allo scudo penale ma soltanto se Arcelor Mittal rispetta gli accordi. Il premier Conte pone precisi paletti «per stanare il signor Mittal sulle sue reali intenzioni, gliel’ho offerto subito: mi ha risposto che se ne sarebbe andato comunque, perché il problema è industriale, non giudiziario».
«Soltanto se Mittal cambiasse idea e venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto – cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ex Ilva nel 2021 – potremmo valutare una nuova forma di scudo», avverte il presidente del Consiglio. Intanto sono due gli emendamenti presentati da Italia Viva al decreto fiscale e che hanno come oggetto lo stabilimento tarantino. Si tratta di due “scudì”, uno generale che vale per tutte le aziende e uno specifico per l’Ilva, che copre la società dal 3 novembre (data di decadenza del precedente scudo penale) fino alla fine del risanamento. Se la reintroduzione dello scudo penale ad Arcelor Mittal «può servire per aprire il tavolo e mantenere l’azienda operativa, io senz’altro sono del parere che si debba votarlo tutti», è l’apertura di Nunzio Angiola, deputato tarantino del M5S.

Nessun emendamento a favore dello scudo arriva invece da parte del Pd. Intanto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri avverte che non c’è «roseo futuro di risanamento aziendale spegnendo l’Ilva, non c’è bonifica senza un piano industriale, perché la bonifica fa parte del Piano». Quanto al ruolo della Stato nella vicenda Taranto, «io non sono fermo a un’idea per cui il perimetro pubblico deve escludere anche strumenti di politica industriale diretta e indiretta e invece il mercato risolva automaticamente tutti i problemi.  Stiamo parlando della sfida di definire politiche industriali di tipo nuovo che devono vedere il concorso anche di politiche pubbliche, ma c’è modo e modo».  Il titolare del Tesoro non esclude insomma l’ipotesi della nazionalizzazione. Un possibile ruolo di Cdp nell’ex Ilva è «uno strumento che non va escluso dalla cassetta degli attrezzi di cui disponiamo». Intanto è slittato a oggi il deposito in Tribunale a Milano dell’atto con cui Arcelor Mittal chiede di recedere dal contratto di affitto dell’ex Ilva e che è già stato notificato ai commissari straordinari martedì scorso alle 4 di mattina. Il procedimento, una volta presentato l’atto, dovrà essere iscritto a ruolo dalla cancelleria centrale che poi trasmetterà la causa al presidente del tribunale il quale la assegnerà alla Sezione specializzata imprese.