Un adattamento silenzioso
Solitudine e Single Economy, il costo sociale ed economico della vita da soli tra precarietà, aumento costi e relazioni digitali
Crescono i nuclei singoli e cambiano radicalmente abitudini e relazioni, l’individualità presentata dallo studio del Think Tank Sandwich Club
C’è un momento preciso, nelle città contemporanee, in cui la solitudine diventa una vera e propria struttura e smette di essere un semplice sentimento. Non si vede, ma si misura: in case più piccole, tavoli apparecchiati per uno, spese che non si dividono più, abbonamenti individuali, comunità digitali iperconnesse e gruppi sociali frammentati. Il nostro modo di relazionarci sta cambiando? Le analisi più recenti evidenziano come vivere soli stia diventando una condizione sempre più diffusa, contribuendo alla nascita e alla crescita di quella che viene definita Single Economy, un sistema economico modellato sulle esigenze dell’individuo isolato.
Entro 2030 una persona su tre vivrà da sola
A fotografare questa condizione contemporanea è un insieme di analisi all’interno dello studio “Solitudine” del Think Tank Sandwich Club, fondato dall’onorevole Giulio Centemero, che ha evidenziato come negli ultimi decenni, la composizione delle famiglie è cambiata in modo significativo. In Europa, nel 2024, il 33% dei nuclei familiari è composto da una sola persona, mentre in Italia, secondo i dati ISTAT, la quota ha raggiunto il 36,2%, in crescita rispetto ai primi anni Duemila. Le proiezioni indicano che entro il 2030 una persona su tre vivrà da sola, mentre entro il 2050 questa potrebbe diventare la forma abitativa prevalente nelle grandi città.
Si tratta di una trasformazione strutturale, silenziosa ma profonda che sta ridefinendo le basi economiche e sociali delle comunità e che ha a tutti gli effetti normalizzato la solitudine. La precarietà lavorativa, l’aumento dei costi abitativi, l’allungamento dell’aspettativa di vita e la digitalizzazione delle relazioni hanno reso più frequente l’isolamento degli individui. In Europa, Eurostat ha rilevato che i nuclei unipersonali senza figli sono cresciuti del 16,9% tra 2015 e 2024, mentre in Italia le famiglie unipersonali passeranno in maniera certa dal 36,8% del 2024 ad almeno il 41,1% entro il 2050.
Come si sviluppa la Single Economy
Ma i dati abitativi o lavorativi raccontano solo una parte della storia. L’altra è meno visibile: riguarda il modo in cui le relazioni si trasformano. La solitudine contemporanea, osserva lo studio, non coincide necessariamente con l’isolamento fisico. Si può essere circondati da persone, immersi in città dense, costantemente connessi, e allo stesso tempo vivere una forma di distanza relazionale. Il 32% degli italiani fra i 18 e i 34 anni dichiara di sentire spesso un senso di isolamento, un livello che scende al 21% tra chi ha più di 55 anni. Non è l’assenza di contatti, ma la loro fragilità: interazioni rapide, legami intermittenti, rapporti che si consumano senza consolidarsi, in un contesto sociale in cui tutti sono disponibili e raggiungibili, ma nessuno si sente davvero raggiunto. È proprio in questo contesto che si sviluppa la Single Economy. Il consumo si adatta a una società in cui le regole del mercato posizionano l’individuo al centro. Le abitazioni si riducono e si moltiplicano, l’intrattenimento si sposta su piattaforme individuali, i servizi si organizzano su misura per chi vive da solo.
Boom animali da compagnia
Come conseguenza della solitudine, il mercato globale del pet care, con animali da compagnia sempre più vissuti come surrogati relazionali, ha raggiunto 323 miliardi di dollari nel 2024 e si stima che supererà i 500 miliardi entro il 2030. Anche la socialità si trasforma, sempre più spesso mediata da interazioni digitali, algoritmi, app e modelli di incontro che rendono i legami più efficienti, ma anche di gran lunga più fragili e sostituibili. Gli italiani trascorrono in media 5 ore e 39 minuti al giorno online, di cui 1 ora e 48 minuti sui social media.
Accanto alla diffusione del fenomeno emergono anche i suoi effetti. Vivere da soli significa sostenere da soli tutte le spese, senza possibilità di condivisione, e questo rende la vita quotidiana più complessa, ma il costo più significativo è quello sociale e sanitario. La solitudine è infatti associata a un aumento dei rischi per la salute: alcune ricerche indicano una crescita del 29% del rischio di infarto, del 32% del rischio di ictus e del 50% del rischio di demenza tra le persone socialmente isolate. L’impatto riguarda soprattutto il dato economico, con costi del sistema sanitario che, negli Stati Uniti, sono stati stimati in miliardi di dollari all’anno, mentre in Europa i sistemi di welfare sono sotto alta pressione.
Solitudine: un adattamento silenzioso
Anche le città stanno cambiando: piene, ma poco stabili. L’aumento delle persone che vivono sole ha inciso sulla domanda abitativa, sulla configurazione degli spazi urbani e sulla tipologia delle interazioni. La diffusione di soluzioni come il co-living o gli spazi condivisi a pagamento hanno delineato nuove forme di aggregazione. La socialità diventa più episodica, organizzata e spesso legata a contesti specifici. Si vive nello stesso spazio urbano, ma non necessariamente nello stesso tessuto sociale.
Il quadro che emerge è quello di una trasformazione reale e destinata a durare. La solitudine è diventata una questione di interesse pubblico: la crescita dei nuclei individuali e il loro impatto sulla salute, sulla sostenibilità dei sistemi di welfare e sulla qualità della vita la rende un tema sempre più rilevante anche per le politiche sociali e urbane. Nel complesso, la solitudine contemporanea non si presenta come una rottura, ma piuttosto come un adattamento silenzioso. Si insinua nelle abitudini, nei consumi, nelle relazioni. Non è necessariamente una scelta né una condanna, ma una condizione con cui sempre più persone convivono senza nominarla. Apparentemente tutto funziona, tutto è accessibile, tutto è pensato per non avere bisogno degli altri. Forse la trasformazione più profonda è nel fatto che abbiamo imparato a vivere da soli senza accorgercene.
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