«Bannon, il prototipo dei falsi leader religiosi di una fede che però esiste davvero. Negli ultimi anni è cresciuta un’ala del mondo cristiano che, pressata da una secolarizzazione iper-aggressiva, ha arroccato le sue posizioni su una versione della religione identitaria e oppositiva alla democrazia occidentale».
Così ha titolato Il Foglio, con un’ampia analisi di Maurizio Crippa.
Interessante certo. Però parziale. Nell’arresto per frode (reato gravissimo negli Usa, molto meno da noi…) – e poi rilascio su cauzione milionaria – arrivano al «dunque» diversi aspetti.
Il primo e più importante manca nelle analisi nostrane: gli interessi economici e gli intrecci politico-finanziari. Il fenomeno Bannon non nasce dal nulla, come è evidente.
È piuttosto la saldatura di un groviglio di interessi economico-finanziari prestati e utilizzati dalla politica.
Gli stessi che hanno portato quattro anni fa all’elezione di Trump, all’emergere di un populismo/sovranismo accesi esportati in Europa.
Dall’altra parte abbiamo visto crescere i tentativi di far comprendere ai poteri forti (finanziari) che lo sfruttamento indiscriminato delle risorse (vedi petrolio?) e la povertà di miliardi di persone, gettano tutto il pianeta in una corsa rapida alla distruzione.
E chi è il capofila della denuncia? Papa Francesco fin dall’inizio del pontificato e soprattutto con l’enciclica «francescana» Laudato Si’ del 2015 in cui mette in luce due aspetti: la cura della creazione deve venire considerata una priorità assoluta; e, secondo, «tutto è connesso»: il benessere di pochi è fondato sullo sfruttamento di molti; la natura e l’ambiente non sono a disposizione in maniera assoluta e per sempre ma vanno protetti e tutelati per dare un futuro alle generazioni dopo la nostra ed al pianeta.
Il documento in modo particolare e tutto il magistero di Papa Francesco – sui popoli fautori del proprio destino, sulla libertà, su un Vangelo da vivere e non da predicare, contro i «perbenismi» e le ipocrisie ecclesiali, perfino la sua decisa azione di contrasto alla pedofilia – vengono ribaltati da questi settori economico-finanziari che non desiderano una Chiesa coscienza critica del pianeta.
E lo scontro si è acceso assoldando ampi settori conservatori della Chiesa negli Usa, a maggior ragione da quando sta crescendo il sostegno alle posizioni del Papa.
Se ci pensiamo bene, uno scontro simile era già accaduto e guarda caso proprio nell’America Latina da cui proviene Bergoglio.
Il riferimento è al dopo 1968, cioè gli anni immediatamente successivi alla conferenza dei vescovi latinoamericani che si svolse a Medellin, in Colombia, aprendo alla teologia della liberazione e alla «opzione preferenziale per i poveri».
L’impegno della Chiesa cattolica per la giustizia sociale allarmava i padroni del «cortile di casa», cioè la politica statunitense che sosteneva in chiave anti comunista i regimi militari di allora.
Per scoraggiare l’impegno della Chiesa i settori conservatori finanziarono massicciamente l’ingresso delle sétte «evangelical», quei settori del protestantesimo fuori dalle chiese storiche, e la cui predicazione era tutta funzionale ad un «Regno di Dio» da acquisire nella vita dopo la morte, senza stare a guardare l’ingiustizia e l’oppressione e tanto meno lo sfruttamento lavorativo o sociale.
Cinquant’anni dopo la sfida è la stessa, però su scala mondiale. In Vaticano siede un papa latinoamericano «imbevuto» di cultura «popolare» (non populista, attenzione!), che mette al centro della predicazione le classi povere (economicamente e spiritualmente), invita al cambiamento interiore come spinta per il cambiamento sociale, invita la Chiesa a «uscire» dalle quattro mura degli edifici religiosi e scendere tra la gente, chiede soprattutto che si colleghi la giustizia sociale con il Vangelo e con la cura dell’ambiente.
«Tutto è connesso» e dunque è ovvio che contro Bergoglio e la sua «economia» si scaglino i settori conservatori che da un lato desiderano non cambiare lo statu quo dei privilegi e dall’altro non accettano di venire discussi i princìpi dell’economia capitalista.
La «terza via» della dottrina sociale è piuttosto scomoda, soprattutto se aumentano aziende e studiosi (come Luciano Floridi da Oxford) convinti della possibilità di un progetto umano etico, capace di unire politiche verdi (economia green, circolare e dello share) e politiche blu (economia digitale e dell’informazione) e favorire un modo di vivere insieme centrato sulla qualità delle relazioni e dei processi, anziché sul consumo e sulle cose. Ecco allora delineati i due fronti. Ed è comprensibile come dietro Bannon ci siano interessi economici molto forti che compattano larghi settori di un mondo cattolico semplicemente schierato a favore di aree di privilegio finanziario.
Le critiche «teologiche» a Bergoglio servono solo a occultare lo scontro in atto. Tanto che gli epigoni di Bannon a proposito del suo arresto per truffa parlano di un complotto ordito per fermarlo. Come da copione. Ma da copione non è la portata della posta in gioco.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).