“Oggi, in occasione della Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, un pensiero va ai nostri connazionali caduti tragicamente a Nassirya il 12 novembre del 2003. Pietro, Domenico, Orazio, Giuseppe, Giovanni, Alfio, Ivan, Daniele, Enzo, Alfonso, Massimiliano, Andrea, Filippo, Massimo, Silvio, Emanuele, Alessandro, Stefano, Marco. Il nostro Paese tiene vivo il loro ricordo, i loro nomi sono scolpiti nella nostra memoria.” Comincia così il messaggio scritto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla sua pagina Facebook. A 16 anni dall’attacco di Nassirya che provocò la morte di 12 carabinieri e 6 militari dell’Esercito italiano, il premier mantiene vivo il ricordo delle vittime rivolgendosi anche ai cinque militari italiani che soltanto pochi giorni fa sono rimasti gravemente feriti in un attacco, sempre in territorio iracheno: “Questa triste ricorrenza cade a pochi giorni da un altro attacco che ha visto feriti cinque nostri militari impegnati nell’addestramento antiterrorismo delle forze irachene. – continua Conte – A loro e alle loro famiglie esprimo vicinanza e gratitudine per l’impegno profuso in nome dell’Italia. A tutti i nostri connazionali che ogni giorno, in prima linea, rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza, difendere la libertà e affermare la pace, va il riconoscimento del nostro Paese. Le loro famiglie devono sentire l’abbraccio dell’Italia intera. Questa Giornata ci spinge a rinnovare con determinazione il nostro impegno nella lotta al terrorismo e a lavorare per stabilizzare le aree di crisi. Un impegno senza colori né confini, che deve vedere tutte le Istituzioni unite a livello globale in questa battaglia comune.”

 

 

ATTENTATI DI NASSIRYA – Nel mese di marzo del 2003 comincia l’operazione Iraq Freedom per la liberazione del Paese da parte della coalizione composta dall’esercito britannico, statunitense e da altri Stati. La guerra in Iraq, infatti, termina ufficialmente nel maggio di quell’anno anche se di fatto gli eserciti stranieri continuano a subire attacchi e perdite. L’Italia comincia ufficialmente a dare il proprio contributo nel luglio 2003 con la missione “Antica Babilonia” fornendo forza dislocate nel sud dell’Iraq con base principale a Nassirya, nel comando Italian Joint Task Force. L’operazione militare è partita come missione di peacekeeping, ovvero di mantenimento della pace, con l’obiettivo di mantenere l’ordine pubblico, gestire l’aeroporto e fornire aiuti alla popolazione. Il reggimento composto da personale dei Carabinieri Italiani era diviso su due postazioni: la base “Maestrale” e quella “Libeccio”. Presso la base “Maestrale”, nota anche come “Animal House” era accampata l’Unità di Manovra. Il 12 novembre accade il primo vero grave attacco alla base “Maestrale”, ma l’altra base distante di pochi metri viene anch’essa danneggiata . Alle 8.40 ora italiana, 10.40 ora locale, un camion cisterna carico di esplosivo, dai 150 ai 300 chili di tritolo mescolati a liquido infiammabile, piomba a tutta velocità nel compound dei carabinieri. Il carabinieri di guardia all’ingresso, Andrea Filippa, spara e uccide due kamikaze per impedire che il carico esploda all’interno. Ma questo non è bastato: il camion ha colpito anche il deposito munizioni facendo una strage. Oltre all’appuntato perdono la vita i colleghi Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone. Nell’attentato perde la vita anche Stefano Rolla, regista andato sul posto per documentare le vicissitudini di Nassirya, e il suo cooperatore Marco Beci. Muoiono inoltre i militari dell’Esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferrero e Pietro Petrucci, che stavano scortando la troupe di Rolla. Furono coinvolti anche 9 iracheni che non ce l’hanno fatta e 58 persone rimangono ferite.

Sono state aperte due inchieste in merito all’attentato: una a carico degli esecutori e mandanti e l’altra sulle presunte carenze delle misure di sicurezza della base Maestrale, che ha coinvolto i comandanti italiani. Soltanto il 10 settembre scorso il generale Bruno Stano è stato ritenuto civilmente responsabile dalla Cassazione e condannato a risarcire i familiari delle vittime. Mentre il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, all’epoca responsabile della base dove è avvenuta la strage, è stato definitivamente assolto da ogni accusa in quanto fu lui a tentare di tenere alto il livello di protezione, anche se il suo appello non è stato ascoltato.

IL RICORDO – La strage colpisce l’Italia in maniera devastante, tanto che una folla di decine di migliaia di persone raggiungono Piazza Venezia a Roma per rendere omaggio ai caduti nella camera ardente allestita nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano. Il 18 Novembre del 2003 vengono celebrati i funerali di Stato nella Basilica di San Paolo a Roma. Anche in quell’occasione fuori dalle mura si riempie di gente pronta ad accogliere i feretri delle vittime. Tutt’oggi gli attentati di Nassirya sono ricordati come uno dei più gravi attentati. Ogni anno infatti vengono celebrate commemorazioni in memoria dei caduti.