Omicidio colposo prescritto per tutti gli imputati e nuovo processo di appello solo sul disastro per gli ex vertici di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e Rete ferroviaria italiana Michele Mario Elia. È questa la decisione della Cassazione sulla strage di Viareggio per la quale i giudici della Suprema Corte non hanno riconosciuto l’aggravante dell’infortunio sul lavoro.

La Cassazione ha anche assolto società e gli enti coinvolti nel processo legato alla strage. Nel dispositivo della sentenza si specifica l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata nei confronti di Trenitalia, Rfi, Gatx Rail Austria GmbH, Gatx Rail Germania GmbH, Jungenthal Waggon GmbH, Mercitalia Rail, in relazione all’illecito contestato, perché “il fatto non sussiste”.

Per Franco Coppi, difensore dell’ex vertice di Ferrovie Mauro Moretti, con la sentenza della Cassazione sulla strage di Viareggio viene “colpita in maniera radicale la sentenza di appello”. “Di fronte alla catastrofe dell’appello, la Cassazione mi pare abbia rimesso molte cose a posto”, aggiunge Coppi.

Nell’incidente persero del giugno 2019 persero la vita 32 persone. La notizia ha provocato scene di disperazione tra i familiari delle vittime della strage davanti al palazzo della Corte di Cassazione a Roma: molti di loro sono scoppiati in lacrime quando è stato comunicato il verdetto che ha dichiarato prescritti gli omicidi colposi. “Non è finita qua, certo sentir dichiarare la prescrizione dell’omicidio colposo per i familiari è assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato l’avvocato dei parenti delle vittime della strage, Massimiliano Gabrielli.

Lo scorso 2 dicembre il pg di Cassazione Pasquale Fimiani aveva chiesto la conferma di 23 delle condanne arrivate in appello e un nuovo processo per l’ex vertice di Fs e Rfi Mauro Moretti e altre tre persone. Secondo la procura generale andavano confermate 23 delle 25 condanne arrivate in appello per l’incidente ferroviario del 2009. Nel processo di appello che si era concluso nel giugno del 2019, Moretti era stato condannato a 7 anni per reati che vanno dal disastro, all’omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, incendio.

L’INCIDENTE – Era il 29 giugno 2009 quando, alle 23.48, il gpl, fuoriuscito da un carro cisterna deragliato entrando nella stazione della città della Versilia, invase il quartiere di via Ponchielli, causando forti esplosioni e un imponente incendio che distrusse molte case. I danni furono devastanti e 11 persone morirono sul posto, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; altre due persone furono stroncate da infarto e decine rimasero ferite, molte delle quali con ustioni gravissime che le portarono alla morte dopo settimane di agonia. I due macchinisti riuscirono a mettersi in salvo dietro ad un muro che li riparò dalla fiammata del gas innescato. Il bilancio dei morti salì di ora in ora, poi di giorno in giorno, fino ad arrivare a 32: tra le vittime ci furono anche bambini.

(calcagni) Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.