Tra fine ‘800 e inizi del ‘900 un desiderio accomunava tutta l’élite parigina. Pare che tutta la classe abbiente della capitale francese anelasse ad affittare, per passare anche soltanto una notte, l’appartamento che era stato costruito sulla massima attrazione della città: la Torre Eiffel.

Il luogo simbolo di Parigi era stato presentato nel 1899 in occasione della decima Esposizione Universale, che in quell’anno commemorava i cento anni dalla Rivoluzione Francese e che accolse circa 32 milioni di visitatori. Gustave Eiffel aveva progettato per le celebrazioni questa struttura in ferro battuto, alta oltre 300 metri, che durante la sua costruzione aveva raccolto sia plausi che feroci critiche. L’ingegnere aveva anche previsto un appartamento di piccole dimensioni, arredato con mobili di artigianato francese e carta da parato ai muri. Un pianoforte a coda aggiungeva un tocco di eleganza all’area che sorgeva accanto ad alcune stanze adibite a laboratorio.

Eiffel aveva pensato a quell’appartamento come a un posto intimo e riservato. Nonostante ciò, la voce di quell’alloggio segreto sulla Torre cominciò a diffondersi. Lo scrittore Henri Girard nel 1890, in un piccolo volume sul monumento, scrisse che l’ingegnere era diventato “l’oggetto di invidia generale tra gli abitanti di Parigi” proprio a causa dell’appartamento. In molti sognavano di intrattenersi in quel piccolo rifugio a circa 300 metri d’altezza e in molti provarono a convincere Eiffel offrendogli cifre folli. Ma l’ingegnere fu inflessibile: quel posto era dedicato a lui e ai suoi ospiti, spesso di alto livello.

Oggi l’appartamento viene mostrato ai visitatori che da tutto il mondo (se ne contano circa 300 milioni all’anno) salgono sulla Torre parigina. All’interno si trovano due manichini che riprendono l’incontro tra Eiffel e Thomas Edison, fisico e imprenditore statunitense, tenutosi il 10 settembre 1889.

Antonio Lamorte