Scoprire che anche Superman è abietto non è un bel risveglio: non solo per chi ci credeva ma anche per chi l’aveva sempre sospettato. E così il supereroe che senza paura ha timonato per anni la maggiore trasmissione televisiva di inchiesta (“Report”) pare essere scivolato anche lui sui più comuni peccati veniali umani che segnano molte carriere apicali maschili. Le donne. Questi i fatti: nel 2024 il noto conduttore, Sigfrido Ranucci, ha pubblicato con Bompiani il libro (scritto di proprio pugno e totalmente autobiografico come in molte interviste da lui stesso orgogliosamente precisato) “La scelta”. Fin dalle prime presentazioni in pubblico non traspare nessuna velleità letteraria ma lo stigmatizzare nero su bianco il proprio sacrificio professionale per essersi immolato contro la corruzione, le ingiustizie, le ipocrisie del sistema politico, economico e sociale italiano.

Fin qui niente da dire se non che, comunque sia stato considerato il suo lavoro, la sua aura di giornalista integerrimo, e dietro di lui tutto il suo staff, è cresciuta a dismisura. E d’altronde il posto per accrescersi è quello giusto: la sua predecessora, Milena Gabanelli, all’apice della conduzione di “Report”, fu addirittura proposta come Presidente della Repubblica (candidatura poi declinata dalla stessa giornalista).

Poi però succede qualcosa in quest’estate 2026 e la magia si spezza: le indagini sull’attentato che lo ha colpito e i gravi sospetti intorno al suo migliore amico (Lavitola) che pare aver orchestrato tutto pro domo sua in una presunta connivenza di ambizioni politiche. Le indagini sono aperte ma un’ombra sinistra scalfisce quell’aura da supereroe di Ranucci e quel suo libro diventa un boomerang.

In particolare un capoverso dove racconta di un rapporto sessuale consumato con una stagista. Lui conduttore della trasmissione a capo di tutta la redazione, lei una giovane donna in una temporanea esperienza di lavoro. E’ questo passaggio in linea con il libro? Lo ha incalzato in un’intervista un collega (“Perché hai scritto queste cose?”) e Ranucci virilmente ha rivendicato “dopo una vita di merda che faccio potrò farmi almeno una scopata?” strappando il sorriso dei presenti ma non cogliendo che si stava mettendo in discussione l’opportunità di quel comportamento e non certo la sua cadenza sessuale.

Lo ha capito dopo, smentendo la portata autentica di quel capoverso piccante spicciandolo solo come “parte romanzata” convincendo poco e peraltro inficiando la bontà autentica dell’intero libro (autobiografico o romanzo?). Questa dinamica autoconfessata o autoromanzata da Ranucci ricade a ben vedere in una brutta abitudine lavorativa di donne soggiogate dai capricci (anche sessuali) dai propri datori di lavoro che non hanno niente a che vedere con le bravate, vezzi o giochini.

Sono discriminazioni di genere se non addirittura vere e proprie molestie o violenze sessuali con conseguenze civili e penali contro le quali le donne, le Consigliere di Parità, associazioni e Tribunali si battono da anni perché la normalizzazione maschile non le rubrichi a mere goliardate. Copiosa giurisprudenza ha stabilito che il timore di perdere il posto di lavoro, di subire ritorsioni o di non ottenere una promozione, annulli la libertà di scelta della vittima ove l’assenso dato per paura del licenziamento, o il timore reverenziale di non essere confermata, non è considerato un valido consenso.

Possibile che lui, il nostro Superman che ha sbattuto nelle sue inchieste di “Report” molti sotterfugi (veri o presunti) anche sessuali di tanti politici, proprio lui sia portatore degli stessi vizi? Se non è reato (e non ne sapremo mai in assenza di denuncia) è senz’altro ipocrisia.

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Nata a Torino il 13 Dicembre 1978, ma Napoletana di origine, è esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale. Giornalista pubblicista, Avvocato.