È slittato il deposito delle firme in Cassazione per la richiesta di referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Quattro dei 66 senatori che avevano firmato per il referendum hanno infatti fatto un passo indietro e pertanto sono stati riaperti o termini per recuperarne altre. C’è tempo fino al 12 gennaio.

“Alcuni senatori hanno chiesto di ritirare le firme, altri senatori stanno chiedendo di aggiungere le proprie e quindi ci è sembrato corretto riaprire i termini, a breve comunicheremo una nuova data”, conferma Andrea Cangini, parlamentare di Forza Italia. Le firme necessarie sono 64, un quinto degli eletti in una delle due Camere, ne erano state raggiunte 66 ma si sono poi sfilati in quattro firmatari.

COSA PREVEDE IL TAGLIO – Il referendum confermativo sancirà una novità sostanziale: darà una “sforbiciata” degli eletti complessivi pari al 36,5% che, a dire la verità, porterebbe a una riduzione dei costi del solo 0,007%.  Per i 5 stelle, che della riforma hanno fatto un cavallo di battaglia, si risparmierebbero invece circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 100 milioni annui. La riforma costituzionale taglia 345 parlamentari. L’approvazione definitiva è arrivata lo scorso ottobre, con il via libera della Camera. E con la nascita del governo giallorosso, è stata appoggiata per la prima volta anche da Pd, Leu e Italia Viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni avessero votato contro). Hanno votato a favore anche le forze di opposizione, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.

LO SCENARIO – La riforma non viene promulgata e, quindi, non entra in vigore, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, a prescindere dal numero di cittadini che si recano a votare. Dunque, se si dovesse svolgere la consultazione popolare, l’entrata in vigore slitterebbe di diversi mesi e sarebbe comunque subordinata alla vittoria dei sì. Dopodiché, una volta svolto il referendum, serviranno circa due mesi per ridisegnare i collegi. La politica è entrata in fibrillazione, con il centrodestra che fa i conti con la possibilità concreta di andare all’incasso e con la tentazione, per gli scontenti del M5S, di passare sotto le insegne sicure della Lega.  Non ci sono tuttavia automatismi tra raccolta firme e scioglimento anticipato, ci può essere solo una tentazione in più perché si apre in primavera una finestra coi vecchi numeri, prima esclusa, ma dalla tentazione non deriva automaticamente niente.

Redazione