Il direttore del Riformista Piero Sansonetti interviene sulle polemiche nate dopo una sua dichiarazione sulla chiusura dei teatri nel corso del talk show politico “Stasera Italia“, in onda su rete 4.

In un video Sansonetti chiarisce: “Ho ricevuto parecchie proteste e polemiche perché dicono che abbia sostenuto in televisione che bisogna chiudere i teatri. Sia chiaro non lo penso e non mi pare di averlo detto. Ho detto un’altra cosa perché intervenivo su una discussione precedente nella quale Carmen Lasorella aveva spiegato quanto conta la cultura nello sviluppo di un Paese, in particolare l’Italia. Ho sostenuto che se andiamo in termini di puro pil, di business, non c’è niente da fare, ci sono alcune attività che contano più di altre nell’economia del Paese. Quindi se ci tenessimo solo a questo criterio dovremmo chiudere le attività culturali oppure chiudere la scuola. Però tutto questo è insensato”.

“Un Governo che fa una seria politica di controllo, di contenimento dei contagi, e che decide di chiudere alcune attività o limitarle, deve sicuramente tenere conto del pil, della produttività. Non a caso durante il lockdown chi ha tenuto in piedi il Paese sono stati gli operai che sono andati a lavorare in fabbrica. Il Governo deve però tenere conto di tante altre cose come l’arte, i teatri, la recitazione, la poesia. Non so perché è stato interpretato alla rovescia il mio pensiero”.

Nel corso del video Sansonetti replica alle offese del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi (“Mi rendo conto che citare Sansonetti sia come citare nessuno, ma purtroppo questa esimia beccaccia senza lettori né idee la chiamano, senza motivo, in tivù”).

“Mi dicono – dice Sansonetti – che c’è questo Scanzi, che non so chi sia francamente, non ho capito se è un attore ma non l’ho mai conosciuto come attore. Dice che sono una beccaccia, poco male. Queste sono polemiche poco interessanti ma siccome ci sono persone molto serie che hanno posto la questione voglio chiarire: sia chiaro penso esattamente il contrario. Bisogna difendere la nostra cultura e la nostra capacità di crearla indipendente dal pil. C’era una volta un ministro che disse “Con la cultura non si mangia”, questa è una fesseria evidentemente”.