Il numero uno al mondo di tennis è positivo al coronavirus. Novak Djokovic, il fenomeno serbo classe 1987, è risultato positivo al tampone per il Covid-19 effettuato a Belgrado, dove era tornato ieri assieme alla famiglia dopo aver organizzato e partecipato al torneo di esibizione Adria Tour, a Zara in Croazia.

In totale sono cinque, tra tennisti e membri dello staff, coloro che sono risultati positivi al tampone dopo aver partecipato all’Adria Tour. Gli ultimi erano stati il tennista serbo Viktor Troicki e la moglie, dopo la positività riscontrata anche per il collega bulgaro Grigor Dimitrov e  quello croato Borna Coric. Con loro erano risultati positivi anche il preparatore atletico di Djokovic e l’allenatore di Dimitrov. Il torneo era  stato fermato a causa del focolaio: la finale di Zara in programma proprio tra Djokovic e il russo Rublev era stata annullata da Goran Ivanisevic, il direttore del torneo di Zara e membro dello staff di Nole. Djokovic si era opposto, secondo media internazionali, a sottoporsi al tampone. Deve aver cambiato idea, ma soltanto dopo aver fatto ritorno in Serbia.

Djokovic in passato si era già reso protagonista di uscite No-Vax e per questo la sua positività al Coronavirus sta provocando un vespaio di polemiche: aveva infatti dichiarato di essere contrario a prendere un eventuale vaccino contro il Covid-19, anche se fosse diventato obbligatorio per viaggiare. La stessa decisione di organizzare il torneo in presenza del pubblico e con scarsi, se non mini, controlli delle misure di sicurezza, era stata aspramente critica dai media e da altri colleghi del circuito ATP, come l’australiano Nick Kyrgios.

In una nota ufficiale il tennista serbo ha precisato che lui e la sua famiglia si sono sottoposti al test “quando sono rientrato a Belgrado. Il mio risultato è positivo, come quello di Jelena, mentre il risultato dei nostri figli è negativo. Tutto quello che abbiamo fatto nel mese scorso, lo abbiamo fatto con le intenzioni più sincere. L’esibizione aveva lo scopo di unire e favorire la condivisione di un messaggio di solidarietà e compassione tra i paesi. Il tour è stato pensato per consentire ai tennisti di Sud ed Est Europa di esibirsi ad un livello competitivo mentre i Tour ufficiali sono bloccati a causa del COVID-19. Tutto è nato da un’idea filantropica, per devolvere i proventi alle persone che hanno bisogno e vedere la risposta di tutti mi ha scaldato il cuore”.

“Abbiamo organizzato il torneo quando il virus si era indebolito – si legge ancora nella nota – credendo che ci fossero le condizioni per ospitarlo. Sfortunatamente il virus è ancora presente ed è una realtà con cui dobbiamo imparare a convivere. Spero che il tempo possa alleviare il problema in modo che si possa tornare a vivere come prima. Sono estremamente dispiaciuto per ogni contagio. Spero che non peggiorerà le condizioni di salute di nessuno e che tutto vada per il meglio. Rimarrò in isolamento per 14 giorni e ripeterò il test tra 5 giorni”.

Redazione