La terra continua a tremare nel Campi Flegrei e sempre più spesso e con maggiore intensità le scosse si avvertono non solo a Pozzuoli ma anche in alcuni quartieri di Napoli. L’Osservatorio Vesuviano solo nell’ultimo mese ha registrato 255 scosse nell’area tra Pozzuoli e i Campi Flegrei. Sono 66 solo nell’ultima settimana presa in esame dai sismologici, quella dal 18 al 24 aprile, con punte di 82 scosse registrate dal 4 al 10 aprile. La media di eventi tellurici, tra l’area della Solfatara e i Pisciarelli, è di otto terremoti al giorno.

Poi c’è il fenomeno del Bradisismo che da dicembre 2011 ha fatto registrare un sollevamento di 88,5 centimetri nell’area di massima crescita del fenomeno. Secondo i dati ufficiali dell’Osservatorio Vesuviano, come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, è stato superato di 0,5 centimetri il punto massimo di sollevamento per complessivi 94,5 centimetri di movimento del terreno. Numeri da record anche a confronto con la crisi bradisismica degli anni ’80.

Perché la terra sta tremando sempre più spesso nei Campi Flegrei? “I terremoti i quella zona avvengono esclusivamente quando c’è sollevamento del suolo – ha detto Giuseppe de Natale, ricercatore dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia al Riformista – Sappiamo che dal 2005 a oggi c’è un fenomeno di sollevamento del suolo continuo, con tassi di sollevamento molto più bassi di quelli enormi che abbiamo visto negli anni ’80. Dall’ ’82 all’ ’84 ci furono picchi di sollevamento di un metro all’anno. Ora siamo a un sollevamento di 15 centimetri all’anno circa. La differenza è che all’epoca il fenomeno durò due anni e mezzo, ora sta durando da 17 anni”.

Per il ricercatore, nonostante numeri record, c’è da stare tranquilli. “Qui siamo nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, che non è un vulcano centrale come il Vesuvio, ma qui tutte le collinette sono degli antichi vulcani – ha spiegato Giuseppe de Natale, ricercatore dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia – Il Vesuvio non c’entra nulla perché sta proprio da un’altra parte. Questa è un’area dove un’eruzione vulcanica futura può avvenire in un raggio di circa 3 km attorno a Pozzuoli. Come ricercatore non credo che questi episodi (terremoti o il livello basso del mare, ndr) preludano ad un’eruzione vulcanica”.

Ed è proprio questa la paura che affligge maggiormente gli abitanti della zona, visto l’intensificarsi di terremoti che nei giorni scorsi sono arrivati anche a un’intensità di 3.5. De Natale da oltre 35 anni studia a fondo la zona e sostiene che la paura attualmente è immotivata. Cosa sta succedendo nel sottosuolo? “Quando il suolo si solleva vuol dire che c’è una sorgente di pressione – continua De Natale – Questa sorgente di pressione mette le rocce sotto sforzo e queste producono terremoti. Già dal 2017 abbiamo scritto e pubblicato su riviste scientifiche che finchè il suolo si sollevava, la sismicità poteva soltanto aumentare. Quando saremmo arrivati a livelli superiori a quelli dell’ 84, e ormai ci siamo molto vicini, la sismicità sarebbe diventata simile o addirittura superiore a quella dell’ ‘84. Oggi praticamente ci siamo quasi arrivati perché l’ultimo terremoto era di magnitudo 3 e mezzo, nell’ ’84 e ’83 avemmo magnitudo massime di 4.2”.

C’è da temere per questi terremoti? “Anche se giustamente spaventano le persone, non sono terremoti distruttivi, anche ne 1984 i terremoti di magnitudo massima non distrussero edifici, provocarono al massimo piccoli danni”. Istituti come l’INGV e la Protezione Civile vigilano attentamente su questi fenomeni per cui non c’è da temere. Esiste anche un piano di emergenza per far fronte a tutte le evenienze.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.