Arriva la fine del numero chiuso per i corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Medicina veterinaria: è stato approvato oggi dalla 7a Commissione del Senato la legge delega che introduce un nuovo sistema per il primo anno di studi, permettendo l’iscrizione libera a tutti gli aspiranti senza esami d’ingresso. Durante il primo semestre, sarà previsto però un “periodo-filtro” con esami specifici, i cui risultati influenzeranno la possibilità di proseguire nel percorso di studi o di utilizzare i crediti ottenuti per altri corsi.

Una riforma che secondo il ministro dell’Università Anna Maria Bernini, “valorizza le ambizioni degli studenti e garantisce una formazione di qualità”. L’obiettivo resta quello di rendere il sistema delle professioni medico-sanitarie più sostenibile per università e sistema sanitario nazionale, con una selezione basata sui crediti formativi e una graduatoria nazionale, con la previsione di percorsi di orientamento già durante gli ultimi anni di scuola secondaria per facilitare l’accesso agli studi.

Al tempo il Riformista diede spazio al dibattito sull’abolizione del test di Medicina ascoltando il parere favorevole del Professore Ordinario dell’Università di Genova Matteo Bassetti: (“Siamo un Paese vecchio, abbiamo bisogno di medici, nei pronto soccorso non ci sono più infermieri”), e quella contraria del Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania Pietro Castellino (“Se il numero diventasse libero la nostra laurea perderebbe il riconoscimento europeo”). Sulla stessa linea anche l’analisi di Faraone e Micari: “Un’idea che consideriamo, almeno al momento, lontana anni luce dall’assicurare una formazione di qualità ai futuri medici”.

Matteo Bassetti e il bisogno di medici 

L’alternativa veniva già proposta da Bassetti: “Un’idea potrebbe essere lo sbarramento al secondo anno: al primo anno – in cui ci sono insegnamenti fondamentalmente di tipo teorico, dove non c’è bisogno di pratica – si potrebbe far entrare tutti anche con dei corsi online e poi chi non ha sostenuto tutti gli esami vuol dire che non potrà iscriversi al secondo anno”, commentava memore anche della sua esperienza, “Il numero chiuso aveva riguardato anche me. Nei primi due/tre anni c’era un numero di domande inferiore ai numeri posti in quel momento. Dall’inizio degli anni ’90 c’è stato un boom delle iscrizioni a Medicina perché c’era la convinzione che non ci fossero medici disoccupati (…). Noi dobbiamo ripensare innanzitutto a quello che è il fabbisogno dei medici. Perché se è vero che c’è bisogno di medici, allora la riflessione è scontata: non si può mettere un limite di 15mila posti. Il motivo? Non è detto che dopo sei anni tutti escano riuscendo a laurearsi. C’è chi perde un esame, chi ne perde due, chi va fuori corso, chi si stufa, chi cambia idea. C’è un lordo e c’è un netto. Il modo in cui si fanno i conti è inappropriato”, ricordava il Prof.

Pietro Castellino e gli organici qualificati

L’analisi di Pietro Castellino prendeva invece in considerazione anche le opportunità di studio e di lavoro: “Dobbiamo poi considerare un’altra cosa, adesso abbiamo circa 14mila borse di studio per le specializzazioni e circa 2.500 posizioni come medico di medicina generale, in tutto abbiamo più o meno 17mila posizioni disponibili per i neolaureati”. E ricordava: “Il numero totale dei medici non è basso, anzi è nella media europea, quello che invece è carente è il numero dei medici che lavorano nel sistema sanitario nazionale. Mediamente un medico italiano è pagato la metà rispetto a un collega francese. Quindi se il problema è quello di cercare di avere degli organici più completi e qualificati negli ospedali italiani, dovremmo pensare non solo al numero degli iscritti a medicina e alla qualità della laurea, ma anche a quelle che sono le condizioni lavorative e la busta paga alla quale i nostri medici possono ambire”. 

Il rischio disoccupazione Fnomceo

Tempo fa il duro commento contrario da parte del presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirughi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che tempo fa ricordò: “Siamo nettamente contrari, e questa non è assolutamente una norma di buon senso: eliminare il numero chiuso a Medicina significa che fra 10 anni, il tempo necessario per formare un medico, avremo una pletora di laureati che non avranno possibilità di trovare un posto di lavoro come medici. Produrremo solo dei disoccupati“.

Redazione

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