Bloccati anche i lavori dello ski resort di Trojena
The Line si ferma: l’Arabia Saudita blocca la città del progetto NEOM e punta sui data center dell’AI
Per anni è stata raccontata come la città destinata a cambiare il pianeta, il simbolo definitivo del futuro, della tecnologia e di un nuovo modello urbano capace di cancellare traffico, inquinamento e periferie. Ora però il sogno di “The Line”, il gigantesco progetto futuristico voluto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman all’interno del mega piano NEOM, sembra essersi improvvisamente scontrato con la realtà economica, politica e perfino geografica. Secondo indiscrezioni emerse nelle ultime ore, l’Arabia Saudita avrebbe deciso di fermare gran parte dei lavori sulla colossale città lineare lunga 170 chilometri almeno fino a dopo il 2030, congelando di fatto quello che era stato presentato come il progetto urbanistico più ambizioso della storia moderna.
The Line avrebbe dovuto sorgere nel deserto saudita come una doppia struttura gigantesca ricoperta di specchi, alta centinaia di metri e alimentata esclusivamente da energia rinnovabile. Un’opera titanica pensata per ospitare milioni di persone senza automobili, senza strade tradizionali e con sistemi di intelligenza artificiale capaci di gestire ogni aspetto della vita urbana. Per anni il progetto è stato promosso come il manifesto della “Vision 2030”, il piano con cui Riyadh punta a ridurre la dipendenza economica dal petrolio e trasformare il regno in una potenza globale della tecnologia, del turismo e dell’innovazione. Ma dietro i rendering spettacolari e i video futuristici, i dubbi sulla reale fattibilità dell’opera non si erano mai spenti. Costi astronomici, difficoltà ingegneristiche, problemi logistici e tempi giudicati irrealistici avevano alimentato critiche da parte di analisti, economisti e urbanisti di tutto il mondo.
Ora quelle perplessità sembrano essersi trasformate in una frenata concreta. Secondo le indiscrezioni, il fondo sovrano saudita PIF avrebbe deciso di spostare le priorità economiche verso progetti considerati più immediatamente utili e redditizi, come porti commerciali, infrastrutture industriali e data center legati all’intelligenza artificiale. In particolare, il focus si starebbe concentrando su Oxagon, la città industriale e portuale sul Mar Rosso che dovrebbe diventare uno dei principali hub logistici e tecnologici del Medio Oriente. Il governo saudita avrebbe già previsto investimenti per miliardi di dollari destinati proprio allo sviluppo di infrastrutture energetiche e di connettività per attirare grandi aziende tecnologiche e operatori dell’AI. Anche altri progetti simbolo di NEOM starebbero rallentando drasticamente. Le località turistiche previste lungo la costa del Mar Rosso sarebbero state rinviate oltre il 2030, così come Trojena, il resort montano che avrebbe dovuto ospitare i Giochi Asiatici Invernali del 2029. Una scelta che evidenzia come il regno saudita stia tentando di ridurre l’esposizione finanziaria di fronte a costi che negli anni sono cresciuti in maniera impressionante.
Diverse stime parlano ormai di cifre superiori agli 8 trilioni di dollari per completare l’intero ecosistema NEOM, una somma enorme persino per una delle economie petrolifere più ricche del pianeta. Già nei mesi scorsi erano emersi segnali di difficoltà. Ridimensionamenti, tagli di personale, cancellazione di contratti e rallentamenti nei cantieri avevano iniziato a incrinare l’immagine della “città impossibile” che avrebbe dovuto rivoluzionare l’urbanistica mondiale. Alcuni osservatori parlano apertamente di un progetto diventato troppo grande persino per l’Arabia Saudita, mentre altri ritengono che il regno stia semplicemente adottando un approccio più pragmatico, privilegiando infrastrutture produttive rispetto a megastrutture iconiche ma economicamente rischiose. Nonostante ciò, le autorità saudite continuano ufficialmente a sostenere che nessun progetto sia stato cancellato definitivamente. Alcuni interventi sarebbero stati soltanto posticipati e The Line resterebbe parte integrante della strategia saudita, pur lasciando intendere che completarla entro il 2030 non sia più considerato un obiettivo indispensabile. La vicenda di NEOM rappresenta oggi qualcosa di molto più grande di una semplice opera architettonica. È il simbolo di un’epoca in cui tecnologia, marketing e geopolitica hanno provato a immaginare città futuristiche capaci di sfidare le leggi della natura e dell’economia. Ma è anche la dimostrazione di come perfino i progetti più visionari debbano fare i conti con la sostenibilità reale, con i mercati, con le crisi internazionali e con la complessità del mondo concreto. E mentre nel deserto saudita restano enormi cantieri sospesi e chilometri di sabbia ancora vuoti, cresce la sensazione che The Line rischi di diventare uno dei più grandi sogni incompiuti del XXI secolo.
© Riproduzione riservata







