Il sangue che aveva ricevuto durante una trasfusione, avvenuta nel 1982, era infetto. Così una donna napoletana è morta nel 2017 nella Clinica Villa dei Fiori di Acerra, nella provincia di Napoli, dopo aver contratto l’infezione da Hcv epatite virale di tipo C. La decima Sezione Civile del Tribunale di Napoli ha riconosciuto le responsabilità del Ministero della Salute di non aver vigilato sulle alterazioni delle transaminasi nelle sacche, condannando lo Stato a risarcire la famiglia della vittima con 770mila euro.

La storia ha avuto inizio 39 anni fa, quando la donna si era recata all’ospedale Sant’Anna di Torino per problemi ginecologici, a causa dei quali viene sottoposta a trasfusioni. La commissione medica del Ministero della Difesa ha riconosciuto il nesso causale tra la malattia epatica insorta a causa del sangue infetto e il conseguente decesso della donna, avvenuto 4 anni fa.

Il Tribunale di Napoli ha quindi condannato il Ministero della Salute al pagamento, alla famiglia della vittima, di 670mila euro per non aver vigilato sul sangue dei donatori. Altri 100mila euro saranno corrisposti ai nipoti della donna per il rapporto che li legava.

“Purtroppo il paradosso è che per la liquidazione degli importi riconosciuti bisognerà fare un altro giudizio presso il Tar affinché lo stesso obblighi il Ministero ad ottemperare al pagamento”, ha commentato l’avvocato della famiglia Maurizio Albachiara. “Resta la soddisfazione – ha aggiunto – di aver ottenuto un giudizio che ha riconosciuto una congrua somma anche ai piccoli nipoti della signora”.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.