Chi sono Paola Picilli e Alessandro Chiocchetti e che cosa hanno in comune? Quali delitti hanno commesso, per meritare di essere afferrati per la gola dai quotidiani di Marco Travaglio e Stefano Feltri? Si diceva un tempo che le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sui figli. Poi ricadevano, eccome. E uccidevano in culla carriere e ambizioni politiche. Ma arrivarono in seguito anche i giorni in cui cominciarono a piovere sulla testa dei figli le storie di vita di coloro che li avevano messi al mondo, nella buona e nella cattiva sorte. In Italia succede così, nel mondo dell’informazione.

Delle “colpe” dei figli che ricadono sui padri sa qualcosa Matteo Renzi, che ha avuto una sofferenza sincera nel vedere i propri genitori braccati dal meccanismo infernale delle inchieste-gogna su fatti che non avrebbero destato la minima attenzione se non avessero riguardato la famiglia del Presidente del consiglio. Un’operazione politica che ha poi presentato anche il vantaggio di far aprire gli occhi al leader di Italia viva, oggi fiero combattente in nome dei principi dello Stato di diritto. Ma non tutto è politica e non tutti sono Matteo Renzi. Il mondo è pieno di persone “normali” e Paola Picilli e Alessandro Ciocchetti sono tra questi. Esperta di comunicazione la prima, alto funzionario del Parlamento europeo il secondo. Due persone che probabilmente non si conoscono tra loro. Che cosa dunque avvicina le loro sorti? Due colossali sgambetti giornalistici in momenti delicati della loro carriera, tirati dalla furia dell’antimafia militante. Non siamo più alle colpe dei padri che ricadono sui figli né quelle dei pargoli a soffocare i genitori. Il salto di qualità porta a definire come impresentabile, o incandidabile a qualunque forma di carriera o promozione persino chi abbia “lavorato per”. Un “per” grande come una casa, se va a sfiorare Silvio Berlusconi, l’eterno uomo nero.

Paola Picilli “per uno strano caso del destino” è stata nominata dal primo luglio nel consiglio di amministrazione del nuovo Espresso dell’editore Danilo Iervolino. Dovrebbe sentirsi a disagio, pontifica uno che quelle stanze conosce bene, anche se ha traslocato a Domani, perché il settimanale, che nella gestione precedente era ridotto a qualche paginetta omaggio nella versione domenicale di Repubblica, ha pubblicato tante copertine contro Berlusconi. L’ultima, davvero patetica, strillava “Lui no” sotto la sua foto di candidato alla Presidenza della repubblica. Quale è dunque il motivo per cui una professionista della comunicazione come Paola Picilli non dovrebbe sedere (ma ormai c’è, caro Tizian, e non pare a disagio) in quel cda? Perché è “berlusconiana” e ha persino osato lanciare qualche tweet in favore del leader di Forza Italia. Ma soprattutto perché ha lavorato con Nicola Cosentino, ex sottosegretario di un governo di centrodestra e assolto dal reato più grave di cui era accusato dai magistrati “anticamorra” napoletani, anche se poi condannato per il solito reato associativo “esterno”. È chiaro il nesso di causalità? In fondo è come se la giornalista fosse stata contagiata da un virus e diventata un po’ mafiosa. Non può violare la sacralità di quelle stanze dove sono state fatte cento patetiche copertine contro Berlusconi, la “mafiosetta”!

Il caso di Chiocchetti è ancora più grave, perché lo sgambetto arriva mentre la pratica è ancora in corso. Si tratta di un alto funzionario che, scrive il giornalista del Fatto quotidiano, «diverse fonti ci descrivono come ‘una persona molto seria e tecnica, estranea alla vita dei partiti’». Questo funzionario, che oggi è capo di gabinetto di Roberta Metsola, la maltese presidente del Parlamento europeo succeduta a David Sassoli, e che in precedenza ha lavorato con Antonio Tajani, potrebbe diventare il segretario generale dell’assemblea. Ma Travaglio non vuole, e insieme a lui, pare, anche un giornalista del quotidiano gauchiste Liberation. Perché? Perché oltre vent’anni fa fu assistente di Marcello Dell’Utri. Chiaro? Anche lui contagiato dal virus della mafiosità, dovrebbe pagare per le “colpe” dei datori di lavoro. E gli auguriamo di essere promosso, a questo punto.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.