Nascono da intercettazioni male interpretate, indagini definite con troppa fretta o superficialità, testimonianze fuorvianti, riscontri che mancano, sviste. Quel che è certo è che producono un effetto devastante. Condizionano il corso della storia, di quella personale, familiare o professionale di chi le subisce in prima persona ma anche di quella politica, economica o sociale di un determinato territorio. Le scuse non arrivano mai. Difficile anche vedersi riconosciuto un risarcimento. Parliamo degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni, esempi di una giusta sempre meno giusta. Secondo le statistiche va in galera un innocente su tre.

Numeri da brividi, considerate le condizioni delle nostre carceri e i danni della gogna mediatico-giudiziaria a cui, nel nostro Paese, si espone facilmente chi subisce un’indagine, figurarsi un arresto. «Un po’ di tempo fa il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, ci disse in un’intervista che il carcere è un veleno e va usato con il contagocce. Parole da scolpire negli uffici giudiziari e nelle aule di Tribunale insieme alla scritta “La legge è uguale per tutti”. Sulle ordinanze di custodia cautelare si mette troppo facilmente la firma. In Italia c’è un abuso della custodia cautelare», commenta Benedetto Lattanzi, giornalista e fondatore, con il collega Valentino Maimone, di Errorigiudiziari.com, un’associazione che da oltre anni raccoglie dati e storie di malagiustizia.

Come nacque l’idea? «Da oltre 25 anni, con Valentino Maimone, lavoriamo su questo tema. Abbiamo cominciato agli inizi degli anni ’90: da giovani cronisti avevamo appena assistito alla vicenda di Enzo Tortora, morto pochi anni prima per quella che lui stesso definì “la bomba al cobalto che mi è scoppiata dentro” con la sua vicenda giudiziaria. All’epoca avemmo la fortuna di incrociare sulla nostra strada professionale Roberto Martinelli, il numero uno dei cronisti giudiziari. Ci suggerì di approfondire le storie di errori giudiziari e noi seguimmo il suo consiglio: ci si aprì un mondo che fino ad allora in pochissimi avevano raccontato. In questi anni abbiamo raccolto centinaia di casi, che nel 1996 finirono in un (“Cento volte ingiustizia”), cento storie emblematiche di errori giudiziari dal Dopoguerra ai giorni nostri. Con l’avvento di Internet – racconta Lattanzi – decidemmo di fondare un database on line, aggiornato in tempo reale: nasceva così il primo archivio sul web di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, www.errorigiudiziari.com, unico nel suo genere in Italia e in Europa».

Il 12 giugno si voterà per il referendum sulla giustizia, perché è importante? «La riforma Cartabia non è andata in profondità su diversi punti, per esempio la separazione delle carriere, che secondo noi servirebbe invece a dare una svolta al sistema giustizia. La questione è solo sfiorata, perché si parla di separazione delle funzioni. Il referendum è un’opportunità, andare a votare è importante anche per dare un segnale alla politica e al Parlamento che da troppo tempo su questi temi si dimostrano colpevolmente inerti».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).