La Cassazione ha chiuso l’iter giudiziario sull’omicidio di Ciro Colonna, ucciso a soli 19 anni il 7 giugno 2016 nel quartiere Ponticelli di Napoli durante un agguato tra clan rivali, vittima innocente della criminalità organizzata.

I giudici hanno infatti confermato con la sentenza emessa ieri, 5 maggio, le condanne comminate nel dicembre del 2020 dalla Quinta Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli: sei ergastoli, una assoluzione e una riduzione di pena dall’ergastolo a vent’anni, per esecutori e mandanti del raid costato la vita a Colonna.

Colonna fu ucciso per sbaglio perché era nel locale in cui era avvenuto il conflitto a fuoco: il reale obiettivo del blitz armato era il boss della Sanità Raffaele Cepparulo, detto ‘Ultimo’.

L’agguato si consumò all’interno di un circoletto ricreativo nel Lotto 0. Ciro Colonna stava giocando a biliardino con un’amica quando i killer fecero irruzione, uno dall’ingresso principale e l’altro dal retro.

La Cassazione ha dunque confermato per il mandante, il boss di San Giovanni a Teduccio Ciro Rinaldi, i killer Michele Minichini e Antonio Rivieccio, la basista Anna De Luca Bossa e Luisa De Stefano e Vincenza Maione, che avevano partecipato alle fasi organizzative dell’agguato fornendo poi appoggio ai sicari nelle fasi successive e favorendone la fuga.

A rendere nota la conferma delle condanne è stata Fondazione Pol.i.s., che si è costituita parte civile durante i processi. “La perdita di una persona cara non si può mai colmare, – evidenzia la fondazione – vedere però riconosciuta la verità circa i fatti, e affermata la giustizia da parte dello Stato, rappresenta un momento importante per coloro che hanno subito tale dolore: è la dimostrazione che le logiche del sopruso e del terrore della camorra non hanno vinto. Pol.i.s., che ha come suo mandato la memoria delle vittime innocenti di reato, si impegna affinché nessuna di esse sia mai dimenticata e che dal loro ricordo emerga una società nuova, capace di sconfiggere le logiche violente di qualsiasi forma di criminalità“, spiegano dalla fondazione, che ha assistito ed è stata vicina alla famiglia di Ciro, la madre Adelaide, il padre Enrico e la sorella Mary.

Redazione