La spagnola Sara Mesa non è nuova a premi e successi editoriali. Con Cuatro por cuatro è stata finalista al Premio Herralde; Cicatrice le ha regalato il premio El Ojo Crítico de Narrativa ed è stato segnalato tra i libri dell’anno da El País e El Mundo. Il suo ultimo romanzo, Un amore, uscito in Spagna nel 2020, acclamato dalla critica, vincitore del premio dei librai spagnoli Las Librerías Recomiendam, è in corso di traduzione in numerosi paesi ed arrivato in Italia il 9 settembre (La nuova frontiera, pp. 192, euro 16.50).

«Ti sistemo il tetto e in cambio mi lasci entrare un poco dentro di te», questa la proposta che dà inizio alla relazione tra Nat e il tedesco, così lo chiamano gli abitanti di La Escapa, anche se il suo nome è Andreas e la madre era curda. D’altronde quasi tutti hanno un soprannome, spesso a loro insaputa. Poi c’è chi un nome non ce l’ha, forse perché è talmente infimo da non meritarlo. Nat dalla città si è trasferita nella Spagna rurale di La Escapa perché lì un alloggio costa meno. Un cambiamento che cela la fuga. Ha sbagliato, l’hanno scoperta e perdonata, non poteva accettarlo però, ciò l’avrebbe resa ricattabile, vulnerabile. La casa è mal messa, il proprietario arrogante violento e gretto; anche quando le regala un cane sembra in realtà che se ne stia sbarazzando. E la bestiola è diffidente e solitaria, tanto che Nat la battezza Fiele.

La nuova arrivata crea un piccolo giardino, conquista la fiducia di Fiele e si infiltra all’interno della comunità. Diviene amica di Pitèr, l’hippie; parla con la ragazza della bottega che sguazza tra dicerie e indiscrezioni; conosce i suoi vicini; compra le verdure dal silenzioso tedesco che un giorno, constatando la situazione disastrosa del tetto, le propone lo scambio. Nat non sa perché, forse per la delicatezza e il modo rispettoso col quale ha proferito la frase, forse per la tenerezza del non riuscire a sostenerne lo sguardo, forse per la mancanza di insistenza, eppure trascorsi pochi giorni si ritrova a bussare alla sua porta. Da quel primo incontro una relazione infuocata, strabordante di passione, che però si spegne a suon di non detto, incomprensioni e percezioni discordanti. Nat preda dell’insicurezza scorge giovanissime rivali ovunque e quella per Andreas diviene un’ossessione. Una relazione, la loro, che non sfugge alla comunità giudicante e malevola della quale Nat si è illusa di far parte.

La donna, per colpa di un’infausta circostanza della quale Fiele è protagonista, scopre che lei, proprio come Joaquín e Roberta, uno mezzo cieco l’altra considerata matta, è sempre e solo stata una crepa nella comunità, non l’hanno mai realmente accolta perché anomala e difettosa. Lo stesso Andreas lo sottolinea: «Qui ci muoviamo secondo altre regole. E tu non le capisci», ma in soccorso di Nat giunge inattesa l’assoluzione di Roberta, l’anziana reputata da molti una strega: «Qui, in questo posto, nessuno capisce nessuno. Non vedi che qui non è nato nessuno? Vengono tutti da fuori. Ognuno parla una lingua diversa».

In quest’opera intensa, intrisa di disagio, lo stile e la parola si spogliano di orpelli e sovrastrutture, malgrado ciò quello che ne deriva è un dedalo confuso, un susseguirsi di incomprensioni. La vita scorre come un fiume che all’improvviso si fa denso e ti si attacca addosso. Un liquido torbido permea col suo puzzo stantio tra le carni, facendoti temere che sarà impossibile ripulirti. Un amore indaga i rapporti, fruga tra le paure e i sospetti che avvelenano la relazione con l’alterità, col diverso e qualsiasi cosa scalfisca l’equilibrio ingannevole nel quale ci difendiamo.

Una rincorsa continua per dissimulare, durante la quale non si può far a meno di scoprire che quello che credevamo di aver compreso era solo una bugia. Facce bifronti, accadimenti polisemantici, atteggiamenti criptici e incoerenti, e alla base di tutto questo il linguaggio come forma di esclusione e differenza. Guardare senza vedere, ascoltare senza comprendere, parlare solo per infrangere il silenzio. Quello della Mesa è un libro che spinge a interrogarsi, che mina certezze e dona altri occhi, un testo che non fornisce risposte e riempie di dubbi.

E' autore di romanzi sulla discriminazione e i diritti civili. Ha scritto la trilogia di Bambi, prima trilogia italiana incentrata sull'identità di genere e l'orientamento sessuale. Il primo volume della saga è stato tradotto in spagnolo per la Spagna, il Messico e l'Argentina. La sua raccolta di racconti Sul ciglio del dirupo, dove sono protagoniste le minoranze (etniche, religiose, persone diversamente abili), invece, è stata pubblicata anche in America. La sua produzione letteraria comprende inoltre testi per ragazzi utilizzati nelle scuole come Il seme della speranza. Reali scrive sulla pagina cultura de Il Mattino e cura una rubrica di libri sull'HuffPost Italia.