Mentre mezza Europa è sospesa, in bilico tra il pericolo di un lockdown totale ufficiale e la delusione e l’amarezza per un lockdown di fatto, i giardini zoologici restano – per ora- ancora aperti, e anche i  piccoli amici in cattività ospitati dallo Zoo di Napoli non hanno smesso, nemmeno negli ultimi giorni, di incantare e distrarre grandi e piccini, che hanno scelto di andare a trovare i loro beniamini nonostante i pericoli del covid, consapevoli di trovarsi in un luogo sicuro, in cui è alquanto facile mantenere il distanziamento: “Operiamo in un parco aperto, una delle poche opportunità in città per osservare gli animali e imparare il rispetto della natura, godendo dell’aria balsamica di un vasto parco botanico, che aiuta a scongiurare meglio il pericolo dei contagi rispetto ai luoghi chiusi”, ci dice Pasquale Silvestre, il giovane veterinario che ci ha accompagnato a conoscere i nuovi arrivati, cuccioli che vanno ad aggiungersi alla già nutrita collezione zoologica del parco, scenario insostituibile di sogni e desideri di migliaia di bambini, studiosi e appassionati che nelle ultime settimane hanno potuto anche divertirsi con la fantasia, visitando, fino al 25 ottobre, il Jurassic Zoo, con installazioni e ricostruzioni a grandezza naturale di dinosauri e di altri animali preistorici.

Impossibile non farsi rapire dalla soffice tenerezza che suscita il piccolo di alpaca, meno di un mese di vita, ultimo beniamino di una famiglia di mammiferi alquanto prolifica. “Il segno della riproduzione in cattività – ci racconta Pasquale – è un segnale di benessere primario degli animali. Quando un organismo soffre, la funzione della riproduzione è infatti tra le prime ad essere compromessa o bloccata”. La famiglia di alpaca, in questo senso, si è data da fare, e il nucleo familiare di questo buffo “cammello senza gobba” e a grandezza d’uomo, raggiunge ormai quota 6 esemplari. Originari delle Ande, questi mammiferi dalla fluente chioma e dal manto irresistibile sembrano essersi adattati molto bene al clima partenopeo, “e il piccolino che ci regalano ormai ogni anno ne è il segno evidente”, sorride Pasquale. “Siamo attenti in maniera scrupolosa affinché l’ambiente in cui ospitiamo i nostri animali sia sempre idoneo, cercando sempre di mimare quanto più possibile le condizioni naturali e l’alimentazione originali di queste creature”. Lo zoo sta inoltre preparando un’iniziativa di crowfunding per far scegliere i nomi dei nuovi nati direttamente al pubblico e agli amici e frequentatori del parco, così da sensibilizzare ulteriormente gli amici dello zoo circa l’importanza di queste riproduzioni in catatività: “Una delle missioni più importanti di uno zoo è quella conservazionistica: riuscire a far riprodurre specie a rischio, trasmettendo al contempo ai visitatori il rispetto della natura attraverso la conoscenza”.

Ma il piccolo alpaca è solo l’ultimo di numerosi nuovi arrivati, tra cui si annoverano cervi, daini, manguste, scimmiette, antilopi, nascite distribuite lungo l’arco dell’anno, a seconda delle stagionalità delle singole specie. Per i duri e puri, cui forse la soffice simpatia dell’alpaca non colpisce più di tanto, farà gola piuttosto l’anfibiario, anch’esso oggetto di grandi rinnovamenti, che hanno dovuto tenere conto di esigenze di temperatura e di illuminazione del tutto particolari, e che da pochi mesi offre ai visitatori l’incontro con nuovi rari esemplari di anfibi. In particolare, circa 10 specie di rane, provenienti da angoli diversi del pianeta, ma principalmente dal Sud America (come la raganella dagli occhi rossi) o dentrobatidi, piccole rane potenzialmente molto velenose. “A qualcuno le rane e gli anfibi fanno più impressione, ma in realtà gli anfibi, e soprattutto le rane, sono degli indicatori biologici notevoli. Se in natura troviamo rane, è il segno insomma di un ambiente circostante salubre. Anche per questo abbiamo ospitato questi anfibi, per dare un forte segnale, da parte dello Zoo, di biocompatibilità e di rispetto della natura”. Per chi poi fosse ancora spaventato e restio all’idea di entrare in contatto con questi anfibi letali, Pasquale conclude con una precisazione: “queste rane, i natura molto velenose, in cattività perdono questa caratteristica, che viene solitamente acquisita tramite un’alimentazione a base di insetti velenosi, che qui non ricevono”.