Assieme alla chiusura di bar e ristoranti, è stato il fronte di maggior scontro tra Regioni e governo. Alla fine sulla scuola e la didattica e distanza si è arrivati ad un compromesso tra esecutivo Conte e Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle regioni.

IL COMPROMESSO – La formula definitiva è arrivata a tarda notte, dopo le proteste dei governatori contrati al limite del 75% sulla didattica a distanza per le scuole superiori. Bonaccini e soci volevano infatti portarlo al 100 per cento, incassando il ‘no’ secco del premier.

Rispetto all’ultima bozza del Dpcm, il presidente del Consiglio ha però ammorbidito la sua posizione non mantenendo come ‘argine’, aggiungendo nella versione definitiva la previsione di “una quota pari almeno al 75% delle attività” per le superiori. La differenza rispetto alla prima bozza è in quel “almeno”, che apre alla possibilità per le scuole superiori di aumentare la DAD fino al 100 per cento chiesto nel pomeriggio di sabato.

L’EFFETTO SULLE REGIONI – Il compromesso è un assist a Regioni come Campania, Lombardia e Sicilia, che potranno così mantenere le loro ordinanze di chiusura delle scuole, mentre le altre regioni che prevedevano la DAD al 50% dovranno necessariamente adeguarsi al nuovo Dpcm.

Per quanto riguarda i pochi studenti delle superiori che dovranno andare in classe, l’entrata è prevista mai prima delle nove del mattino, con la possibilità di fare turni anche al pomeriggio.

PRESIDI CONTRARI – Fortemente contrari al Dpcm sono i presidi. Come spiega all’Ansa Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, “non si può imporre alle scuole qualcosa che sono i dirigenti di istituto a dover decidere. L’autonomia scolastica è in pieno vigore ed è tutelata dalla Costituzione, e serve a far sì che ogni scuola offra un’offerta formativa calibrata sulle diverse esigenze del territorio”.

Giannelli ribadisce per l’ennesima volta che “la scuola, anche secondo l’Iss, non è un veicolo di diffusione del contagio. I trasporti non ce la fanno? Compriamo più bus. Le Asl non ce la fanno a fare tracciamenti? Rinforziamole. Le scuole aperte, ricordo, sono garanzia di monitoraggio”.