Sulla seconda ondata di contagi da Coronavirus, che porterà nelle prossime ore all’ennesimo Dpcm, il 22esimo dell’era Conte, è partita da tempo la corsa allo scaricabarile. Nel gioco preferito della politica italiana si inserisce questa mattina anche Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e rappresentante italiano presso il consiglio dell’Oms.

Per Ricciardi il colpevole ha un nome ben preciso: le Regioni. “Molte Regioni non hanno fatto ciò che dovevano fare quest’estate per adeguare il sistema, e oggi ne paghiamo le conseguenze», spiega Ricciardi in un’intervista di Mauro Evangelisti su Il Messaggero. Secondo il consulente di Speranza le Regioni infatti non avrebbero seguito il piano in 5 punti di Speranza e ora sarebbero quindi in ritardo.

 “In una scala da 1 a 10 il mio livello di preoccupazione arriva a 9”, ammette Ricciardi, che ricorda come due settimane fa aveva detto che “con delle contromisure avremmo potuto arginare un’epidemia che ci avrebbe portato a 16 mila casi al giorno entro Natale. I 16 mila casi li abbiamo avuti giovedì. Si tratta chiaramente di un ritmo di crescita insostenibile”.

La ricetta, per Ricciardi, non può essere né un lockdown generalizzato né un coprifuoco serale. “Non bastano più le misure di contenimento: servono lockdown mirati ad alcune province o anche regioni” altrimenti “presto saremo costretti a ricorrere a chiusure generalizzate. Parlo di aree geografiche. Le misure legate agli orari non hanno alcuna evidenza scientifica. Dove sono state applicate, non hanno avuto effetto nel contenimento. La Francia applica il coprifuoco da una settimana, ma l’incremento dei contagi e’ ancora molto sostenuto”, è la tesi del consulente del ministro Speranza.

Quanto alla situazione critica negli ospedali italiani, denunciata per esempio ieri dai medici di pronto soccorso, Ricciardi spiega che “il mancato potenziamento degli ospedali che doveva essere fatto da giugno in poi, oggi porta tutti a concentrarsi sui casi di coronavirus a cui bisogna trovare posto nei reparti perché gli ospedali riservati ai pazienti Covid sono già saturi. Questo compromette l’assistenza ai pazienti di altre patologie”.