“È fondamentale che la popolazione rimanga a casa quando possibile e riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine”. Lo si legge nel report di monitoraggio settimanale del coronavirus, a cura del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità, relativo alla settimana 12-18 ottobre

Aumenta ancora il numero dei nuovi contagi in Italia: nelle ultime 24 ore sono stati 19.143 i casi di coronavirus registrati (ieri erano stati 16.079) a fronte, però, di un numero record di tamponi. Quelli effettuati nell’ultima giornata sono stati 182.032, con un aumento di 11.640 rispetto ai 170.392 di ieri.

Il bollettino odierno diffuso dal ministero della Salute segnala come siano calate le vittime: oggi 91 morti, mentre ieri erano stati 136. L’attenzione resta alta in Lombardia, dove i nuovi casi positivi sfiorano quasi le 5mila unità, mentre sono 2.280 in Campania e 2.032 in Piemonte.

Gli attualmente positivi in totale sono 186.002 (+16.700) con 10.549 pazienti ricoverati con sintomi (+855) e 1.049 in terapia intensiva (+57). Sono in isolamento domiciliare 174mila pazienti mentre sono 2.352 le persone guarite o dimesse.

Una situazione in rapido peggioramento, tanto che l’Istituto superiore di Sanità e il Ministero della Salute nel loro rapporto settimanale segnalano come sia necessario prendere le misure adeguate, con precedenza per le aree maggiormente colpite. Tali misure dovranno “favorire una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone” per “alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilita'”.

L’Iss avvisa inoltre del raggiungimento imminente “di soglie critiche dei servizi assistenziali”: l’evidenza di casi rapidamente in aumento con Rt nazionale (indice di riproduzione di una malattia, elaborato attraverso complessi algoritmi e valutato in un periodo congruo di tempo, per esempio a livello settimanale) di 1.5 , in media, indica una situazione “complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni”.

Soprattutto perché sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico anche se il contagio intra-scolastica appare ancora limitato (3,5%). Importante aumento, questa settimana a livello nazionale, “nel numero di persone ricoverate (7.131 vs 4.519 in area medica, 750 vs 420 in terapia intensiva nei giorni 18/10 e 11/10, rispettivamente)”.

E conseguentemente, “aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune Regioni sopra 10% in entrambe le aree”, precisano ancora l’Iss e il ministero della Salute avvertendo che “se l’andamento epidemiologico mantiene il ritmo attuale, esiste una probabilità elevata che numerose Regioni raggiungano soglie critiche di occupazione in brevissimo tempo”.

A rischio, secondo il report l’Altems dell’Università Cattolica, sette regioni: Piemonte, Marche, Emilia Romagna, dell’Abruzzo, Toscana, Lombardia e Calabria. In generale, sembra comunque diminuire la letalità del virus rispetto a marzo. Secondo i dati dell’Università Cattolica, tra il 14 e il 20 ottobre scorsi, il numero di pazienti deceduti nell’ambito dei soggetti positivi al Covid è “in discesa ben al di sotto dell’1%, rispetto al 6% registrato, a livello nazionale, tra il 18 e il 24 marzo”. Il dato più alto riguarda la Provincia autonoma di Trento con lo 0,44%, i più bassi con lo 0% Valle d’Aosta, Molise e Calabria. La Lombardia si attesta allo 0,32%, mentre Puglia (0,40%), Friuli Venezia Giulia (0,42%) e Sicilia (0,43%) si avvicinano alla percentuale del Trentino.