Non solo un netto no alla chiusura alle 18 di ristoranti e locali, ma la richiesta di effettuare i tamponi solo su pazienti con sintomi, scenario che ovviamente farebbe calare drasticamente il numero di positivi. È questa la rivendicazione delle Regioni dopo l’incontro (virtuale) avvenuto nel pomeriggio di sabato col premier Conte e il governo, che pensava e sperava di poter annunciare il Dpcm già in serata e che invece deve fare i conti col ritardo di un giorno sulla ‘tabella di marcia’.

Le osservazioni arrivate dalle Regioni, guidata dal presidente della Conferenza Stefano Bonaccini, riguardano anche la didattica a distanza. Nel Dpcm il governo si è fermato al 75% per quanto riguarda la DAD, mentre le Regioni si sono spinte al 100% per scuole superiori e università.

Altra richiesta, come detto, riguarda i tamponi da destinare ai sintomatici e contatti familiari stretti “al fine di rendere sostenibile il lavoro delle ASL/Regioni in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing”, si legge nel documento delle Regioni.

Sulla chiusura di bar e ristoranti, che il governo voleva puntare alle 18, le Regioni hanno risposto con un orario previsto di chiusura alle 23 per i ristoranti e alle 20 per i bar con il solo servizio al tavolo.

Ma anche le chiusure relative a “palestre, piscine, centri sportivi, cinema, teatri”, vanno approvate, secondo le Regioni, “valutando i dati epidemiologici di riferimento”, evitando quindi una chiusura generalizzata su tutto il territorio nazionale.