Pochi giorni al voto e ancora troppe poche elettrici italiane sono chiamate o invitate, nei dibattiti, anche alle televisioni o radio sui quotidiani ad esprimere una scelta nell’arena della politica che domina in ogni momento: la predominanza maschile stride ancora prepotentemente a proposito di discriminazione continua, qualsiasi sia la volontà che desideriamo o vogliamo esprimere.

Dopo 80 anni siamo ancora qui che, se garbatamente come è il suo stile, Laura Mattarella ammette che tanta strada dobbiamo ancora percorrere per la parità sostanziale, ci rallegriamo in un coro quasi romantico. Ma la partecipazione responsabile non è romanticismo. Dobbiamo seguire la forza della ragione dell’impegno dell’autodeterminazione che rappresentiamo, senza presunzione di completezza. con quell’ardimento che disarma chi ritiene che le italiane, tranne rari casi, siano ancora debolmente espressione di una campagna referendaria che deve essere il più ampia e partecipata possibile.

Eppure il referendum costituzionale repubblicano ha una importanza fondamentale per la giustizia, perché dà un seguito coerente con la nuova soluzione organizzativa ad una necessità derivante dall’introduzione in Costituzione, decenni fa, del principio del giusto processo. È importante perché finalmente prevede la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti e la distinzione delle funzioni, con un’auspicabile depoliticizzazione della magistratura particolarmente aggressiva, disarticolando le correnti che non sono evidentemente organizzazioni ideali e culturali, ma grumi di potere che condizionano carriere a scapito dell’efficienza del servizio della giustizia. Il referendum confermativo offre un rilancio dei procedimenti disciplinari e lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura istituendo l’Alta Corte Disciplinare e il sorteggio dei possibili candidati, già previsto per i non togati dal Parlamento (nell’ambito di un novero di previamente prescelti) come anche per il modello accademico dove occorrono requisiti di merito e sono previste candidature.

Certo, il tema è assai articolato e molto dipende dagli sviluppi legislativi e sub-legislativi di attuazione con l’obiettivo di operare sopra tutto per un giudice terzo e imparziale pilastro fondativo dello stato di diritto e ci offre la possibilità di approfondire strada facendo nella evoluzione normativa la materia evidentemente complicata e affrontata con troppi letali schieramenti irritanti e offensivi, che, malgrado ciò, non mi allontanano anche come comune cittadina dalla decisione di voler andare avanti e votare per il sì. Quindi innanzitutto andiamo a votare perché è una opportunità per far valere la nostra opinione e lo stiamo già facendo non come truppe cammellate ma come forza costituzionale: andate sul sito www.tutteperItalia.it e leggete le nostre ragioni già pubblicate su questo giornale e ancora in queste ore cliccate per l’iniziativa Donne per il Sì e sul sito trovate le indicazioni per aderire. Noi diciamo sì ad una magistratura trasparente, imparziale, autonoma, meritocratica, su una riforma che impatta sul nostro futuro di donne e uomini delle nostre figlie e nipoti.