La Vallecchi ci prova ancora. La sua è una storia di difficoltà e orgoglio, specchio di una società dove la cultura deve arrancare per sopravvivere a chi la relega nel superfluo. Il suo slogan “Un sogno lungo un secolo” si è scolorito sotto colpi di crisi, chiusure e acquisizioni. Di certo non torneranno i fasti in cui Firenze era considerata la capitale della cultura italiana e la Vallecchi, a sua volta, capitale della cultura di Firenze, ma nel futuro prossimo vedremo se il prestigioso marchio fiorentino, acquisito dal gruppo Maggioli, riuscirà a reinventarsi non tradendo le proprie radici.

Non si è concordi sulla data della fondazione, Attilio Vallecchi era un editore ancor prima che il mondo lo sapesse, comunque la più accreditata è il 1913. Fin dall’inizio pubblicò diverse riviste letterarie come Il Leonardo, La Voce, Lacerba e il Selvaggio, dando ampio spazio non solo a letterati che hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella costituzione della cultura italiana del novecento (Curzio Malaparte, Giuseppe Prezzolini, Filippo Marinetti, Giuseppe Ungaretti, Aldo Palazzeschi, Dino Campana, Piero Bargellini, Ardengo Soffici), ma anche alla storia e alla filosofia, denotando un eclettismo che secondo alcuni fu troppo ambizioso e lo portò in mare aperto. Così gli eredi Vallecchi, Enrico e Piero, furono costretti a vendere alla Montedison nel 1956, per poi ricomprare la proprietà letteraria e il marchio di famiglia nel 1983.

Di nuovo le cose non andarono come previsto e con un’alternanza di crisi e rilanci il marchio fiorentino giunse alla fine degli anni ’90 quando Fernando Corona, nel caffè letterario Giubbe Rosse, venne a sapere che era nuovamente in vendita. Non ci pensò due volte «rilevare la casa editrice che inventò il novecento era stato il mio sogno fin da ragazzo». Il sogno di Corona, che acquistò anche un ambiente per eventi e presentazioni, naufragò e secondo lo scrittore Enrico Nistri ciò avvenne per colpa dei fiorentini: «a Firenze la città del pappo e dei dindi, chi persegue un obiettivo diverso dal guadagno viene visto come un bischero, le persone sono più interessate a sfruttare i buffet alle presentazioni che a comprare i libri».

Dal gruppo Maggioli, che ha fatturato nel 2020 centosessanta milioni di euro, presente in Italia, Spagna, Grecia, Paesi Bassi e America Latina, è stato chiamato a dirigere questa operazione di restyling e rinascita il fiorentino Alessandro Bacci, classe 1942. La sua intenzione è quella di innovare con nuove proposte in linea coi tempi, rispettando la storia del marchio, «stiamo lavorando su due fronti: la ristampa cartacea di importanti titoli del passato e varando una collana Vallecchi – Classici di soli recuperi proposti in e-book». L’obiettivo per quest’anno è quello di editare trenta volumi tra narrativa, saggistica e poesia, inaugurando una collana poetica diretta dal premio Montale Isabella Leardini. Tra le prossime uscite il romanzo di Divier Nelli, Posso cambiarti la vita e I disegni perduti di Leonardo di Alberto Pizzi, oltre che una nuova edizione, a cento anni dalla prima pubblicazione, di Storia di Cristo di Giovanni Papini.

E' autore di romanzi sulla discriminazione e i diritti civili. Ha scritto la trilogia di Bambi, prima trilogia italiana incentrata sull'identità di genere e l'orientamento sessuale. Il primo volume della saga è stato tradotto in spagnolo per la Spagna, il Messico e l'Argentina. La sua raccolta di racconti Sul ciglio del dirupo, dove sono protagoniste le minoranze (etniche, religiose, persone diversamente abili), invece, è stata pubblicata anche in America. La sua produzione letteraria comprende inoltre testi per ragazzi utilizzati nelle scuole come Il seme della speranza. Reali scrive sulla pagina cultura de Il Mattino e cura una rubrica di libri sull'HuffPost Italia.