L'evento
Vinitaly 2026, apertura tra export globale e sfida del cambiamento
Si è svolta domenica 12 aprile, a Veronafiere, la cerimonia inaugurale della 58ª edizione di Vinitaly 2026, che ha messo al centro il ruolo del vino italiano nello scenario internazionale, tra dinamiche geopolitiche, nuove rotte commerciali e strategie di sviluppo. Dal palco, il presidente Federico Bricolo ha ribadito la funzione della manifestazione come infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione, sottolineando la necessità di accompagnare le imprese in una fase segnata da instabilità e crescente competizione globale.
La giornata inaugurale ha visto anche una forte presenza istituzionale. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha richiamato il valore delle relazioni internazionali e della diplomazia economica, mentre il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, ha evidenziato il peso strategico del vino italiano come pilastro dell’export nazionale. Nel corso degli interventi è emerso con chiarezza anche il ruolo crescente del turismo del vino. Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha indicato l’enoturismo come uno dei segmenti più dinamici, sottolineando l’importanza di valorizzare le cantine come luoghi di esperienza e di promozione dei territori, in grado di attrarre visitatori sia italiani che stranieri e di contribuire a una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.
Sul fronte agricolo e culturale, il ministro Francesco Lollobrigida ha richiamato il recente riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio UNESCO, evidenziando il legame inscindibile tra vino, gastronomia e identità nazionale. Un rapporto che a Vinitaly trova espressione anche attraverso il dialogo con l’arte e la valorizzazione dei vitigni come patrimonio culturale oltre che produttivo. A completare il quadro, Matteo Zoppas ha ribadito l’importanza di una promozione internazionale strutturata, capace di trasformare il valore del brand Italia in opportunità concrete sui mercati globali. Le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly confermano intanto il trend: saranno i vini premium e di fascia alta a guidare la crescita nei prossimi anni, rendendo sempre più centrale il tema del posizionamento e della qualità percepita. Nel corso della giornata inaugurale è stato inoltre assegnato il Premio Angelo Betti, riconoscimento storico che valorizza il contributo di personalità e aziende allo sviluppo qualitativo della vitivinicoltura italiana, ribadendo il legame tra territori, competenze e identità produttive.
Tra le regioni protagoniste della prima giornata, la Campania, registra un primo bilancio positivo grazie alla forte presenza di operatori, buyer e stampa specializzata. Con 170 aziende e circa 2.000 etichette, il padiglione regionale si conferma uno degli spazi più attrattivi della manifestazione. Grande partecipazione agli eventi già nelle prime ore, dalle iniziative del fuorisalone Vinitaly and the City, alle masterclass sold out, fino agli incontri dedicati a export, sostenibilità ed enoturismo. La strategia campana si fonda su un racconto integrato che unisce vino, territorio e cultura gastronomica, con momenti molto apprezzati dedicati alla cucina identitaria e ai prodotti simbolo del territorio. Centrale anche il tema delle nuove rotte dell’export, con un’attenzione crescente verso mercati emergenti accanto al consolidamento di quelli tradizionali. Non manca il focus sull’innovazione e sul ruolo dell’imprenditoria femminile, sempre più protagonista nel settore, così come quello sull’enoturismo, considerato leva strategica per lo sviluppo e la promozione dei territori.
All’interno della collettiva campana, il Sannio Consorzio Tutela Vini si distingue per un programma che punta sull’esperienza e sulla valorizzazione culturale del vino. Il Sannio si presenta come un territorio capace di coniugare qualità produttiva e identità, proponendo un racconto che intreccia enoturismo, sostenibilità e innovazione. Tra gli appuntamenti della giornata inaugurale, particolare attenzione ha suscitato la presentazione del cocktail “Assteas”, ispirato al celebre cratere del “Ratto di Europa”: un progetto che unisce archeologia, arte e mixology, trasformando il vino in elemento narrativo e sensoriale. Un’iniziativa che sintetizza l’approccio del territorio: non solo produzione vitivinicola, ma costruzione di esperienze capaci di coinvolgere nuovi pubblici e rafforzare il posizionamento sui mercati. La prima giornata di Vinitaly 2026 restituisce così l’immagine di un settore in evoluzione, sempre più orientato alla qualità, all’internazionalizzazione e alla capacità di raccontare sé stesso. Se da un lato il vino si conferma strumento di diplomazia economica e culturale, dall’altro territori come la Campania e il Sannio dimostrano come identità, innovazione ed esperienza possano diventare fattori chiave per competere su scala globale
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