Virginia Raggi è un candidato indipendente, fuori dal Movimento cinque stelle. Questa è la notizia che arriva dall’inner circle che sta lavorando all’obiettivo del bis per il sindaco romano. «Questo comitato non c’entra nulla con il Movimento cinque stelle». Così, testuale. E di messaggi simili la chat interna del “Comitato per Virginia”, che Il Riformista ha potuto compulsare, è piena. È l’ennesimo fronte che si apre nella supernova grillina, un fronte che apre e spariglia i giochi.

Il contesto racconta una clamorosa spaccatura avvenuta appena una settimana fa. Perché quel messaggio così tranchant scritto da uno dei più stretti collaboratori del sindaco arriva in risposta a un comunicato ufficiale del Movimento del 20 maggio. «Inauguriamo oggi uno strumento on line tutto nuovo, di proprietà del Movimento 5 stelle e gestito dal Movimento 5 stelle». Comunicato firmato da tutti gli eletti nazionali, deputati, senatori ed europarlamentari fino al capogruppo in Campidoglio Giuliano Pacetti. Quando il comunicato finisce nella chat del “Comitato per Virginia” la risposta dei fidati attaché del sindaco è netta: «Mi sa che io e Virginia non ci facciamo capire». E ancora: «Questo comitato non c’entra nulla con M5S». L’abbandono della sponda a cinque stelle da parte della Raggi racconta molto del risiko politico dentro la galassia pentastellata ma anche dell’alleanza problematica con il Pd. E fa apparire sullo sfondo, ancora una volta invisibile alla politica romana, il ruolo di Davide Casaleggio. Andiamo con ordine.

Giuseppe Conte è totalmente al di fuori del processo, lo strappo della Raggi dimostra che le sue quotazioni, il suo ruolo di “levatore” di un nuovo Movimento è sempre più marginale. Troppi annunci, troppi appuntamenti saltati, troppo lento l’incedere dell’ex Presidente del Consiglio che godrà pure di qualche sentiment revanchista ma è finito, con il passare del tempo, nella tenaglia: da un parte di Luigi Di Maio, con la presa ancora forte sui gruppi parlamentari, dall’altra di Davide Casaleggio, deus ex-machina della struttura: iscritti e propaganda. Particolare troppo spesso dimenticato: i due sono i fondatori del Movimento. Loro ne conoscono a fondo codici, noti e meno noti. Non per nulla pochi giorni fa il braccio destro di Casaleggio investiva il ministro degli Esteri come l’uomo giusto per dirimere le controversie, un segnale preciso.

In questa tenaglia Conte è il vaso di coccio. Anche perché i mugugni sono sempre più numerosi e visibili nei confronti dell’attendismo, cifra politica che nessuno tra alleati e avversari nega anche con qualche perfidia all’ex-inquilino di Palazzo Chigi. L’ultimo quello di Giancarlo Cancelleri, organizzatore dell’ala Di Maio. E nella tenaglia dei due fondatori finisce anche, come non potrebbe, il reggente ormai scaduto, Vito Crimi: il suo tentativo “autonomista” viene seppellito dalla scelta di campo di Virginia Raggi. Che da tempo ha ottenuto l’appoggio di Casaleggio: era il 6 maggio infatti quando il Blog delle stelle, l’organo di Rousseau, comunicava l’avvio di una piattaforma per scrivere il programma della Roma del futuro, ancora una volta targata Raggi.

Poche ore dopo quell’annuncio veniva messo in naftalina il progetto contiano di candidare Nicola Zingaretti nella capitale e iniziava la corsa della Raggi. Sotto l’egida di Davide. Tutto in pieno accordo con il comitato per Virginia che oggi svela il senso della candidatura fuori dalle bandiere a cinque stelle. Una candidatura “civica” che ha il benestare di Di Maio. Lo suggerisce anche la kermesse “Roma Smart City 2030”, 24 maggio scorso, pianificata attentamente dal sindaco e con un unico ospite politico, il responsabile della Farnesina. Una chiamata alle armi rivolta al mondo imprenditoriale, pubblico e privato.

Siamo davanti ad una trasformazione definitiva non del Movimento ma il possibile lancio di un progetto politico targato Di Maio il cui “mea culpa” sul giustizialismo, andato in onda ieri, è un passaggio mediatico e simbolico fortissimo. Progetto politico di cui la Raggi entra chiaramente a far parte. A Roma quindi si apparecchia un possibile punto di incontro Di Maio-Casaleggio e una prova di forza con il Pd di Letta e la candidatura di Gualtieri. Tutto nuovo, ma solo all’apparenza. Anche fuori le insegne del “vecchio” M5S, Casaleggio ricomincia da Roma, dove il suo sistema imprenditoriale-politico ha preso le mosse. Era il 2016 e ora, sotto altre insegne, prova a ripetersi.

Nicola Biondo, Marco Canestrari