“Un dato evidenziato ieri dalla prestigiosa rivista britannica The Lancet potrebbe rendere molto più problematico il controllo di questo virus: può essere trasmesso da persone prive di sintomi”. Lo scrive il virologo Roberto Burioni sul suo sito ‘Medical Facts’. Il noto virologo torna quindi a parlare del coronavirus che ha già provocato 41 morti in Cina, oltre a 1.363 casi di contagio accertati.

LE ACCUSE PER L’ALLARMISMO – Da Burioni non manca una stoccata sul clima di allarmismo diffusosi in Italia: “Capisco la paura – spiega il virologo – ma in Italia questo coronavirus grazie al cielo non è ancora arrivato. Quindi, non c’è motivo di evitare ristoranti cinesi, quartieri cinesi e i cinesi stessi. L’unica cosa che devono fare i cittadini italiani (e io sono stato il primo a dirlo, suscitando qualche critica che ora appare grottesca), è semplice: non andare in Cina. Punto e basta”.

“Dovrebbero anche cessare – prosegue Burioni – gli allarmi e la stampa dovrebbe smetterla di generare il panico ogni volta che un cittadino di origine asiatica ha la febbre. È il periodo dell’influenza ed è normale che accada. Vi prego, giornalisti: aspettate la conferma delle notizie, prima di diffonderle. Il virus della disinformazione e della paura è molto pericoloso”.

CONTAGIO POSSIBILE DA PERSONE SENZA SINTOMI – “Dal punto di vista delle notizie sul virus, invece, solo brutte notizie”, sottolinea il medico. “I numeri che arrivano dalla Cina non li riporto neanche: sappiate che non hanno niente a che vedere con la realtà. Il World Health Organization (WHO), con una decisione che a me sa molto di politica e poco di scienza, ha deciso dopo due giorni di discussioni che non c’è un’emergenza internazionale. Voglio vedere cosa dirà oggi a seguito della comunicazione che nuovi casi si stanno verificando ovunque, Francia compresa”. “Infine – conclude – la notizia che ritengo essere la più brutta di tutte, che arriva da un articolo pubblicato ieri su The Lancet. Ma proprio brutta. Sembra possibile l’esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus. Il che significa che la misurazione della temperatura agli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia. La lotta contro quest’infezione sarà più difficile del previsto”.