I sicari della camorra lo chiamarono “Gennaro” prima di trucidarlo nel 1986 mentre si trovava nel negozio di un suo amico a Licola sul litorale domizio. Ma il suo nome era Mario Ferrillo, impresario teatrale 41enne di Calvizzano, ed è una vittima innocente della camorra, scambiato per un’altra persona e uccisa a sangue freddo.

“Chiedo giustizia per mio padre”, è l’appello di sua figlia Marianna, che all’epoca aveva 5 anni, rivolto in una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Dopo un mese – scrive la donna – nello stesso luogo fu ucciso un certo Gennaro Troise, esponente malavitoso. Era lui il bersaglio e la loro somiglianza fisica portò i killer giorni prima a sbagliare persona, ma mio padre era un uomo perbene”. La somiglianza tra i due era tale che quando i carabinieri mostrarono alla moglie di Mario le foto di Gennaro, era convinta che fosse suo marito.

Il caso fu archiviato un anno dopo senza colpevoli e senza il riconoscimento da parte dello Stato di “vittima innocente della criminalità organizzata” per Mario. Nel 2007 la famiglia Ferrillo, appellandosi alla legge 302/90 per le vittime di mafia, ottenne il riconoscimento ma senza poter beneficiare, per avvenuta prescrizione, del risarcimento previsto.

“L’ umiliazione per mia madre – prosegue la lettera di Marianna – fu grande quando le dissero che non le spettava niente e che sarebbe stato meglio per mio padre e per noi che fosse morto ‘cadendo da un’impalcatura’ perché ‘magari così glielo pagavano’. Parole che lei ha ripetuto per anni con gli occhi pieni di lacrime”.

Nel suo discorso del 21 marzo, giornata della memoria delle vittime di mafia, Mattarella ha detto che ogni uomo ha diritto alla vita. “La stessa che al mio papà à stata tolta – conclude la lettera –. Mio padre nessuno me lo ridarà, ma per il dolore che è stato inflitto a mia madre e a tutta la famiglia chiedo giustizia”.

La storia di Mario Ferrillo è raccontata anche in un libro, “Come nuvole nere” promosso dalla Fondazione Polis ed è ricordata nel “Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia, apparso per Castelvecchi nel 2013.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.