Sul Riformista del 30 gennaio (non è vero che l’Italia è la più corrotta), evidenziavo che nell’ultimo rapporto di Transparecy International l’Italia è al 51° posto nel mondo. Cioè ancora tra i paesi col più alto indice di percezione di corruzione in Europa.

Concludevo, dopo aver ricordato alcune mie esperienze personali in trent’anni di lotta alla frode ed alla corruzione transnazionale, che urlare «in Italia tutti frodano e tutti sono corrotti», oltre a fare male all’immagine del nostro Paese, equivale a dire che «nessuno froda e nessuno e corrotto». Incentivando potenziali corrotti e frodatori – che nella « percepita » generale impunità possono chiedersi: «se lo fanno tutti perché non devo farlo io?» – a passare all’azione, e dando unico beneficio ai veri corrotti e frodatori, che non mancano certamente nel nostro Paese, se confusi con moltitudini di «presunti colpevoli». E che dovrebbero essere estirpati dalla mano ferma, asettica e precisa del chirurgo, e non da sciabolate al vento accompagnate da ululati alla luna.
Leggendo i titoli dei giornali, stamattina è risorto il mio vecchio dubbio. E cioè se noi italiani non siamo vittime più di noi stessi che dello stesso egoismo dei sovranisti e nazionalisti tedeschi ed olandesi che – al grido di «prima i tedeschi! » e « prima gli olandesi!» – stanno mettendo enormi ostacoli alla richiesta italiana di maggiore solidarietà europea per fronteggiare la tragedia del Covid-19.
Il dubbio mi è venuto dalla lettura di due articoli.

Il primo riguarda la sdegnata reazione del Ministro Di Maio al sospetto tedesco che degli aiuti Covid all’Italia ne approfitti la Mafia. “Covid, Die Welt: « In Italia la mafia aspetta soldi Ue». Ira Di Maio: «Merkel si dissoci»“, titola Il Messaggero. “In attesa dell’Eurogruppo che oggi alle 17 dovrà cercare di trovare un’intesa su Mes e Covid-bond, ad alzare ulteriormente la tensione in Europa ci pensa un articolo del quotidiano tedesco Die Welt secondo il quale la mafia italiana starebbe aspettando i soldi dell’Europa. «Berlino si dissoci», ha tuonato il ministro degli Esteri Di Maio a Uno Mattina.“, è riportato su Il Messaggero on line.

Il secondo è l’annuncio dell’arresto di un imprenditore per aver tentato di truffare in un appalto pubblico per l’acquisto di mascherine Covid. “Truffa sulle mascherine, arrestato Antonello Ieffi: aveva preso dallo Stato 15 milioni per il coronavirus“, è il titolo di un articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, col quale viene data notizia di un “appalto da 15 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di mascherine: in venti giorni la Procura di Roma ha sventato la truffa“, grazie all’intervento tempestivo, e certamente encomiabile, della Guardia di Finanza.

Non è un segreto che i servizi antifrode della Commissione Europea, nati alla fine degli anni Ottanta, siano stati creati per tenere d’occhio “paesi canaglia” come l’Italia e la Grecia. Paesi che, alla fine degli Anni Ottanta, agli occhi della Signora Tatcher – che urlava “I want my money back” – erano patria solo di frodatori, criminali corrotti e corruttori che succhiavano le finanze comunitarie, attraverso indebite e fraudolente percezioni di aiuti agricoli e regionali, ai danni degli “onesti contribuenti britannici”.

Questa percezione rispondeva certamente ad una realtà oggettiva. Che non può essere negata da nessuno. In Italia esistono, oltre alla maggioranza di persone oneste, anche alcune delle più pericolose organizzazioni criminali. E frode e corruzione albergano in ogni ambito.

Ma è anche vero che, come si dice « tutto il mondo è paese », posso affermare per mia esperienza diretta che i frodatori, corrotti e corruttori non parlano solo italiano. Solo che in Italia si perseguono con strumenti ben più efficaci (la Guardia di Finanza e le altre forze di polizie sono un vanto italiano nel mondo) e se ne parla forse molto più più che negli altri Paesi. Sempre prima che la patente di frodatore, corrotto, corruttore o mafioso sia data da una sentenza passata in giudicato. A differenza di quanto avviene altrove. Facendo così andare alle stelle il livello della percezione della criminalità esistente o meno nel nostro Paese. Secondo me ben al di là della realtà effettiva. Soprattutto se comparata al livello di percezione della criminalità e del malaffare in altri paesi, solo all’apparenza più casti e puri.

La teoria della presunzione di colpevolezza, che certe correnti di pensiero hanno incoraggiato in questi anni, accompagnata da troppi acritici processi mediatici, fatti solo sulla base degli atti degli inquirenti (che in altri paesi sono atti di polizia e non delle aule di giustizia), non hanno aiutato la percezione dell’affidabilità italiana. Provocando danni enormi sia per i mancati investimenti esteri che per il basso livello di fiducia internazionale e dei mercati. Che pretendiamo invece dai nostri partner europei ai quali chiediamo di garantire i nostri debiti, fosse anche per fronteggiare il flagello pandemico.

Il mal costume italiano (comunicato al mondo dagli italiani e quindi percepito dal resto del mondo con maggiore credibilità) é un peso enorme. Che si aggiunge al nostro altrettanto enorme debito pubblico.
E tedeschi e olandesi lo apprendono da noi. Dalla nostra stampa e dalle nostre accuse reciproche nei talk show e verbosi dibattiti politici di ogni giorno. Dove oltre agli stracci volano anche le accuse reciproche più infamanti. Non se lo inventano certamente per fare degli scoop. Rendendo ardua l’impresa della richiesta di oggi del Ministro Di Maio alla signora Merkel a difesa del nostro onore nazionale.

Mi chiedo quindi, una volta di più, se approfittando di questa ventata di nuovo amor patrio (che spero davvero essere sincero e duraturo e non solo a chiacchiere e sino alla curva) non sia ora di cominciare a fare un grande mea culpa collettivo. Partendo però dal nostro individuale. E senza gli italici sensazionalismi, che spesso ci rendono caricaturali agli occhi stranieri. Cominciando ad esempio a guardare seriamente le travi nei nostri occhi di semplici cittadini, prima di cercare le pagliuzze in quelli degli altri. Siano essi i nostri vicini di casa, i nostri politici o gli altri cittadini europei. Rischieremmo di diventare un po’ calvinisti, ma potremmo forse comprendere meglio le ragioni dei sovranisti e nazionalisti nordici, che quelli nostrani non sono riusciti a convincere a darci fiducia. Perché ci rimproverano la nostra proverbiale severità verso le colpe altrui, che in intensità è pari solo all’enorme indulgenza verso quelle personali. Colpa che in tedesco (“schuld“), non dimentichiamolo, ha lo stesso significato di debito.