A Roma la componente del Pd riottosa a votare Gualtieri esiste, anche se nessuno ci vuole mettere la faccia. Gli ex renziani rimasti Dem sono molti, e neanche troppo nascosti. La candidata presidente del I Municipio, il centro storico di Roma, Lorenza Bonaccorsi, è solo uno dei nomi più noti nell’ambito renziano ad essere rimasta nel Partito Democratico. In tutti i municipi ci sono cinque o sei candidati che hanno molti amici “dall’altra parte”, cioè con Italia Viva e con Calenda.

E allora la quinta colonna di Base Riformista lancia qualche messaggio chiaro, addirittura con un video. Un po’ furtivo, con una anonima manina che impugna una matita rossa e mette il segno, forte, su Carlo Calenda. E poi sul Pd, dove si invita anche a mettere una preferenza per il consiglio comunale. Il voto disgiunto si può fare, è una delle opzioni praticate da chi è incerto tra un buon candidato sindaco e un candidato di cui ci si fida, appartenenti a schieramenti diversi. Ma sono rari i casi in cui dalla campagna elettorale di un partito schierato, si fa circolare un video che esplicita l’opportunità di votare un candidato sindaco avversario, purché il voto di lista si attribuisca al Pd.

È il segno che nella comunità più politicizzata della Capitale, quella del centrosinistra, le due anime sanno di essere a una incollatura l’una dall’altra e provano a contendersi anche gli ultimi “swing vote”. Verosimilmente, e su questo convergono tutte le analisi dei flussi e le predizioni dei sondaggisti, i voti di Calenda come sindaco saranno ben più di quelli della lista civica per Calenda, mentre i voti delle liste a sostegno di Gualtieri saranno superiori a quelli che l’ex ministro dell’economia otterrà come candidato sindaco.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.