Il lockdown a Wuhan è ufficialmente finito. La città della Cina, epicentro e simbolo della pandemia di coronavirus, è ripartita. Dalla mezzanotte è terminato il blocco dopo 76 giorni di isolamento e l’applicazione di misure rigidissime che hanno permesso il drastico calo dei contagi nella provincia dell’Hubei e in tutta la nazione.

Le strade sono tornate a essere trafficate mentre uno spettacolo di luci e suoni ha circondato le sponde del fiume Yangtze. Centinaia di persone hanno aspettato i primi treni e voli per uscire dalla città. Alcuni sono scesi in strada per intonare l’inno nazionale.

“Possiamo essere contenti, ma non dobbiamo rilassarci”, si legge in un editoriale del Quotidiano del Popolo. Eppure i segnali incoraggianti ci sono: nelle ultime 24 ore la Cina non ha registrato nessun decesso e nella provincia dell’Hubei, la più colpita, nessun contagio mentre il resto del mondo continua a fare i conti con il coronavirus che a New York ha ucciso più persone dell’attentato dell’11 settembre.

Negli Stati Uniti sono fino ad ora oltre 11mila le vittime della pandemia mentre è salito a 368.449 casi il bilancio totale, secondo i dati diramanti dalla Johns Hopkins University. A New York sono stati 731 i morti nelle ultime 24 ore, il dato peggiore da quando è scoppiata l’emergenza. Preoccupa la salute dei cittadini e preoccupano anche le ricadute economiche.

Il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, ha chiesto il sostegno federale per far ripartire l’economia, mentre il sindaco Bill de Blasio ha riferito che almeno mezzo milione di newyorkesi è già senza lavoro. Una crisi paragonabile solo alla “grande depressione”.

Su Twitter è intervenuto anche il presidente Donald Trump, che ha attaccato senza mezzi termini l’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Ha sbagliato tutto. Finanziata in gran parte dagli Usa, per qualche ragione l’Oms è ancora centrata sulla Cina“, ha scritto il tycoon. “Fortunatamente ho rifiutato il loro consiglio di tenere aperti i confini con la Cina. Perché ci ha dato una raccomandazione così sbagliata?”, ha chiesto Trump. Intanto, nonstante aumentino gli appelli per rimanere a casa, la Corte del Wisconsin ha deciso che le primarie in programma per martedì si terranno lo stesso.

Mentre in Cina le misure si allentano, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha dichiarato lo stato di emergenza per Tokyo e altre sei prefetture. Una decisione che era nell’aria da tempo e che Abe avrebbe rimandato per paura delle conseguenze sull’economia.

L’emergenza durerà per un mese e prevede che i cittadini rimangano in casa, la chiusura temporanea delle scuole e delle attività commerciali non essenziali, l’annullamento o il rinvio di eventi e mostre, ma non prevede sanzioni per i trasgressori. L’importante è che ognuno riduca la propria attività e i contatti, ha detto Abe definendo la pandemia come la “più grande crisi postbellica”.

Una crisi che sconvolgerà anche il mondo del lavoro. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro la crisi causata dal Covid-19 dovrebbe “spazzare via il 6,7% delle ore di lavoro a livello globale nel secondo trimestre del 2020, pari a 195 milioni di lavoratori a tempo pieno”. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite le conseguenze del virus sul mercato del lavoro “supereranno di gran lunga gli effetti della crisi finanziaria del 2008-2009”.

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