Il gip del Tribunale di Termini Imerese ha disposto l’arresto di tre persone, accusate dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Angela Maria Corona. Il cadavere della donna, 47 anni, era stato ritrovato lo scorso 16 aprile in un dirupo lungo la provinciale 16 che collega Bagheria a Casteldaccia, nel palermitano. Il corpo era stato martoriato da alcuni animali selvatici, presumibilmente cinghiali. Il caso era diventato subito un giallo. Accusati del delitto sono una nipote della donna e due complici assoldati dietro compenso.

Corona era sparita qualche giorno prima del rinvenimento del corpo. Il compagno, di 20 anni più grande, ne aveva denunciato la scomparsa. Anche se molti giornali hanno subito rilanciato l’ipotesi del femminicidio, le indagini non hanno escluso alcuna pista ma il lavoro della compagnia di Bagheria, coordinata dal pm Daniele Di Maggio e dal procuratore di Termini Ambrogio Cartosio, si era rilevato fin dal primo momento piuttosto insidioso. Le conclusioni alla quale hanno portato le indagini hanno dato forma allo scenario tragico, orrendo, del delitto familiare.

Maria Francesca Castronovo, 39 anni, avrebbe assoldato due complici per uccidere la donna e far sparire il cadavere. Guy Morel Diehi, ivoriano di 23 anni, e Toumani Soukouna, maliano di 28 anni, avrebbero ricevuto 15mila euro per compiere l’omicidio. Corona sarebbe stata strangolata – come avevano ipotizzato i primi esami – messa in un sacco e poi abbandonata nel dirupo. Agghiaccianti i particolari del ritrovamento del corpo martoriato dagli animali selvatici: alcune parti come la testa e il busto non sarebbero state rinvenute. L’autopsia non è stata ancora eseguita. L’arresto è stato ordinato per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere.

Castronovo avrebbe confessato il delitto e, secondo il Giornale di Sicilia, i soldi per i complici sarebbero stati  trovati nell’appartamento di Guy Morel Diehi. Il rapporto della donna con la zia era caratterizzato da frequenti tensioni, come era emerso fin dai primi rilevamenti delle indagini. Nell’interrogatorio ha detto che veniva spesso maltrattata. La presunta colpevole è ricoverata al Centro Grandi Ustioni dell’Ospedale Civico di Palermo a causa di alcune bruciature di secondo grado sulle gambe. La donna ha detto provocate dall’incendio della sua auto sulla provinciale vicino al cimitero di Bagheria e al luogo del ritrovamento. Un rogo doloso secondo gli accertamenti dei vigili del fuoco. Non è escluso, stando ad alcune testimonianze, che le bruciature siano state provocate da Corona che avrebbe gettato sulla nipote dell’acqua bollente.