L'intervista
Abdolmohammadi: “L’Italia sia protagonista e svegli l’Europa. Il regime? Prepara una nuova carneficina”
Pejman Abdolmohammadi non ha dubbi: l’Italia ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista in Medio Oriente. A partire dalla crisi in Iran, magari diventandone sede di colloqui. Ma il Professore associato di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università di Trento e Visiting Professor a Berkeley avverte Giorgia Meloni: bene trattare per lo Stretto di Hormuz, ma guai a dimenticare i diritti civili. Roma, perciò, è chiamata a un compito cruciale: spronare gli Stati europei per evitare una nuova carneficina da parte del regime.
Il cessate il fuoco tra Usa e Iran è appeso a un filo. Passate le due settimane, il conflitto riprenderà o si raggiungerà un nuovo accordo?
«Sicuramente l’intesa è molto fragile, delicata, ma è anche vero che siamo in una fase in cui possono esserci nuovi negoziati. Possiamo aspettarci un ammorbidimento temporaneo da parte di Washington e di un pezzo di Pasdaran. Chiaramente dobbiamo ricordare che la grande strategia dell’Amministrazione Trump prevede il superamento del regime islamico».
Anche se il vero nodo resta lo scontro tra Stati Uniti e Cina. È un caso che i negoziati siano stati fatti a Islamabad?
«La Repubblica islamica per il momento è riuscita a resistere sia al 90% della popolazione iraniana contraria alla Repubblica islamica sia agli attacchi di Usa e Israele, che in queste settimane hanno demolito in modo importante le forze armate, di sicurezza e della repressione. Eppure sopravvive, perché Teheran è protetta dalla Cina. Se hai dietro Pechino, una parte della Russia, molti Stati vicini che non vogliono un nuovo Iran libero e democratico… Ma questo, nel Grande Gioco, non durerà tantissimo».
La mattanza dei civili continua, nel silenzio ipocrita dell’Occidente…
«Tra fine dicembre e fine gennaio sono stati uccisi 45mila iraniani, di cui oggi abbiamo nomi, cognomi ed età. Poi c’è stato l’intervento americano. Mentre Usa e Israele bombardavano principalmente la macchina della repressione, abbiamo visto molti gridare al diritto internazionale. Ma queste anime belle non stanno imponendo – tramite i loro governi o tramite l’Onu – di fermare le impiccagioni da parte del regime islamico, di liberare i prigionieri politici e di garantire una piena amnistia agli attivisti. Bisogna chiederlo ad alta voce, ma questo non l’hanno chiesto. Così si palesa il doppio standard: si sono indignati per l’attacco americano ma chiudono gli occhi di fronte al massacro iraniano. Si preoccupano del diritto internazionale solo quando fa comodo».
L’Europa inizia a discutere del piano per lo Stretto di Hormuz. Meloni ha partecipato in presenza (e non in videocollegamento) al vertice con Macron, Starmer e Merz. Un segnale tutt’altro che scontato…
«Gli Stati europei – soprattutto Germania, Regno Unito, Francia e Spagna – in questi mesi sono stati poco attenti al diritto alla libertà della popolazione iraniana. Sono stati molto più attenti alle convenienze economiche e geopolitiche. L’Italia per ora non è entrata in questa area, ma da qualche giorno sta attraversando un cambiamento parziale. Dobbiamo vedere se il governo Meloni si allineerà alle principali potenze europee e se si distaccherà dagli Stati Uniti, anche a seguito della dissonanza recente Roma-Washington. Se ciò dovesse accadere, avremmo un’Europa che metterebbe in secondo piano la libertà degli iraniani. Spero che l’Europa faccia l’Europa e che metta sul tavolo delle trattative non solo lo Stretto di Hormuz, ma che si preoccupi anche del fatto che il regime non crei una nuova carneficina».
Quale ruolo diplomatico può giocare l’Italia in Medio Oriente?
«L’Italia, per tradizione, ha sempre avuto un ruolo importante nel Medio Oriente. In questo caso, potrebbe svolgere un compito significativo. Roma dovrebbe diventare una sede di colloqui per la questione iraniana. L’Italia avrebbe grandi potenzialità. Ma bisogna vedere se gli Stati Uniti, dopo gli attriti Trump-Meloni, sarebbero d’accordo. Due settimane fa sarebbe stato molto verosimile; oggi dipende dagli sviluppi di questo allontanamento. L’Italia, se continuasse a porre attenzione ai diritti dei popoli, potrebbe essere protagonista. Molto meglio di Regno Unito, Spagna, Francia e Germania. Per un processo nuovo di armonia in Medio Oriente. Ma ora non possiamo ancora parlare di pace: sarà possibile quando torneranno equilibrio e giustizia».
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