L’ordinanza lo cita esplicitamente. All’Adige la Regione chiede di garantire una portata minima di 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani, in provincia di Padova: è la soglia sotto la quale il secondo fiume italiano smette di essere una risorsa e diventa un problema. Perché l’Adige non è soltanto un corso d’acqua che attraversa Verona. Attraverso il canale Lessinio Euganeo Berico — il LEB, le cui paratoie a Cologna Veneta aprono ogni marzo la stagione irrigua veneta — porta acqua alpina nelle reti del Vicentino e del Padovano, là dove le falde da sole non basterebbero. È un’infrastruttura idraulica travestita da fiume, l’arteria che tiene in vita migliaia di ettari di coltivazioni tra Adige ed Euganei.

Oggi quell’arteria è in preallarme. La portata dell’Adige è scesa del 68% rispetto alla media, secondo il bollettino di Anbi Veneto, e proprio a Boara Pisani è arrivata a oscillare intorno ai 70 metri cubi al secondo: sotto la soglia minima di 80 che l’ordinanza vuole difendere. Il numero che spiega perché quel limite conti è un altro: quando il livello idrometrico in quel punto scende sotto i -3,50 metri, la barriera naturale che tiene lontano il sale del mare entra in crisi.

È la funzione ambientale che la soglia di Boara Pisani protegge in silenzio. Una portata sufficiente serve a diluire i carichi inquinanti, a mantenere gli ecosistemi ripariali e soprattutto a fare da tappo contro la risalita dell’acqua salata. Quando il fiume si ritira, il cuneo salino avanza, e i pozzi vicini alla costa cominciano a pescare salamoia invece di acqua dolce: un danno che non si ripara riaprendo una diga a monte, perché il sale resta nei suoli per stagioni. Nell’Adige si legge il doppio volto veneto della risorsa idrica: la stessa acqua che alimenta i campi del Vicentino e del Padovano è quella che, restando in alveo, tiene a distanza il mare. Per questo la portata a Boara Pisani è insieme un parametro agricolo e ambientale, e resterà sotto stretta osservazione per tutta la stagione irrigua — l’ultima, peraltro, con gli attuali regimi di prelievo prima dell’entrata in vigore del deflusso ecologico attesa dal 2027.