«Cherchez la femme», gridava Joseph Fouch nel romanzo Les mohicans de Paris, come invito a cercare, all’inizio di ogni indagine, una donna, ritenendo che le donne siano al centro di tutti gli affari. Non fa eccezione la politica: se consideriamo, infatti, che per politica si intende l’arte di governare, è la stessa semantica del termine che evoca, con immediatezza, l’indiscussa regina del buon governo e dell’amministrazione in genere: la donna. È sufficiente, infatti, pensare alla collettività organizzata come l’orbita che gravita attorno a quel nucleo di individui costituito dalla famiglia, per rendersi immediatamente conto di come la donna, per attitudine naturale, sia portata a governare e dirigere una comunità, sapendone gestire tutti gli aspetti, dal capitolo di spesa a quello organizzativo, tanto nella vita ordinaria che nelle fasi critiche.

Non è esistita situazione emergenziale nella storia dell’umanità, a cominciare dall’esigenza di procacciarsi il cibo nell’età preistorica all’emergenza-Covid, che non abbia consegnato un’immagine della donna sempre in prima linea, grazie alla sua capacità di cambiare, attingere a un’inesauribile fonte di risorse interiori, gestire e superare crisi di ogni tipo, prendendosi cura degli altri, con fiducia e determinazione, prima ancora che di se stessa. Analogamente, la storia ha consegnato figure femminili impegnate nella vita pubblica che hanno fatto la differenza nello scenario politico del nostro Paese. La mente corre a Nilde Iotti, protagonista della vita politica italiana, madre costituente e prima donna presidente della Camera; a Tina Anselmi, partigiana e prima donna ministro; a Luciana Castellina, parlamentare e più volte eurodeputata: donne che si sono battute, tra le difficoltà determinate dall’immaturità dei tempi, per affermare la parità di genere nei ruoli di responsabilità istituzionale e sociale.

Viene da chiedersi come sarebbe stata la vita e l’attività di Nilde Iotti se, invece che in Emilia, fosse nata ad Acireale o a Vibo Valentia. È lecito dubitare che la stessa avrebbe trovato idoneo contesto per affermarsi sulla scena politica italiana in una realtà – quella meridionale – che, se da un lato conferisce ancora oggi grande importanza alla donna nella famiglia, dall’altro non la vuole protagonista della scena politica: come se quel modello di matriarcato, tanto caro alle culture ancestrali e che persino il mito greco ci propone (mostrandoci Zeus come un “testa di paglia” dietro al quale c’è sua moglie Era, indiscussa governatrice dell’Olimpo) fosse stato ritenuto ormai superato o comunque relegato unicamente alla gestione della vita della più ristretta comunità familiare.

È un grande errore non considerare la donna quale protagonista della scena politica italiana. Per affermare il radicamento dell’uguaglianza di genere nelle istituzioni – come auspicato da, professore Ettore Jorio in un suo recente intervento sul Corriere del Mezzogiorno – sarebbe necessario partire proprio dalle basi e valorizzare l’istituto della doppia preferenza di genere in tutte le tornate elettorali. Questo cherchez la femme nei ruoli che contano si leva ancor più come un grido proprio al Sud che – anche in vista dell’idea di un Mezzogiorno federato e di una ricostruzione effettuata sfruttando le risorse del Recovery Fund – avrebbe davvero bisogno di beneficiare delle grandi doti di trasparenza, versatilità, lungimiranza e gestione, patrimonio genetico della donna.

Non dimentichiamo, infatti, che proprio la donna, più di ogni altro, è naturalmente predisposta alla condivisione e alla collaborazione e dunque – in un Meridione dove la classe dirigente ha da sempre cercato di difendere il proprio scranno da qualunque ingerenza esterna, per non dover divedere i privilegi naturalmente provenienti dalla copertura di posizioni politiche – la donna potrebbe farsi attuatrice anche di una gestione condivisa del “potere”, così da porlo a garanzia delle istanze e dei bisogni di tutta collettività, senza penalizzazione alcuna. Inoltre, la donna è generalmente multitasking, capace cioè di fare più cose contemporaneamente e, dunque, un suo ingresso più massiccio nei ruoli di potere non la vedrebbe certamente meno attiva nell’ambito familiare dove, specialmente al Sud, la sua presenza risulta imprescindibile.

Grandi mediatrici per natura, dovendolo spesso essere nel contesto familiare, le donne potrebbero conciliare le diverse esigenze delle Regioni e dei Comuni del Sud, così internamente diviso e arroccato su logiche rispondenti al disfunzionale brocardo mors tua vita mea e che invece meriterebbero di essere riviste. Insomma, oggi più di ieri, il Mezzogiorno ha bisogno di lei, della donna, non solo per dare la vita biologica ai figli, ma anche e imprescindibilmente per averne una opportunamente organizzata, da garantire e proteggere e – cosa non meno importante – da poter consegnare loro.