Esteri
Albania, la rivoluzione dei fenicotteri contro Rama. E il percorso verso l’Unione si fa in salita
Da oltre 10 giorni i cittadini e le cittadine albanesi, alle 18:00 in punto, inondano le strade e le piazze, per reclamare il rispetto per la tutela della biodiversità e per le comunità locali che vi vivono, al grido di:”Rama in carcere” e “l’Albania non è in vendita”. Questa ondata di proteste è stata ribattezzata come “la rivoluzione dei fenicotteri” non casualmente: di fatto, il progetto multi-milionario, che avrebbe come principali fautori Ivanka Trump e Jared Kushner, riguarderebbe proprio la creazione di resort di lusso in aree molto sensibili e tutelate dal patrimonio storico e naturalistico albanese.
L’isola di Zvernec in particolare ospita circa 200 specie di uccelli, tra i quali, vi è anche il celebre fenicottero rosa, divenuto simbolo delle proteste di piazza. Nell’occhio del ciclone non vi è solamente Edi Rama, Capo del Governo albanese, accusato di corruzione e per il quale si chiedono le dimissioni, ma lo stesso Sali Berisha leader del Partito Democratico albanese, che ha sostenuto la legittimità della possibile acquisizione e creazione di resort estivi dell’area Pishë-Nartë. Le accuse nei confronti del Governo Rama iniziano proprio alla fine di febbraio quando, la vicepremier e ministra delle infrastrutture Belinda Balluku, rassegnò le dimissioni, con l’emergere di un’indagine per presunte violazioni delle procedure d’appalto.

Il fulcro del Trattato di adesione
Ma la questione non si ferma di certo all’aspetto puramente naturale, almeno, non solo: il Presidente della Commissione Europea, Antonio Costa, ha severamente richiamato l’Albania, che, seconda nel percorso di adesione all’Unione Europea per i Balcani occidentali dopo il Montenegro, starebbe violando il capitolo 27 del Trattato di adesione. Più colorita la risposta del Premier Rama, che richiama il principio secondo il quale, una eventuale acquisizione, se portata avanti da soggetti privati, non avrebbe bisogno di rendicontazione né tanto meno di trasparenza da parte del governo albanese (principio che risuona invece, nelle piazze di protesta).
Gli accertamenti
Intanto lo SPAK, ossia, la procura anti-corruzione albanese, ha avviato una serie di accertamenti rispetto all’approvazione di alcuni emendamenti da parte del Governo Rama che avrebbero garantito deroghe per l’acquisizione di patrimoni superiori ai 50 milioni di euro. Secondo una recente intervista del Premier Rama, le tensioni in Albania sarebbero amplificate da bot e forze esterne “ostili” che condurranno, a suo dire, l’Albania sull’orlo di una guerra ibrida. Ed è proprio il portavoce della Commissione Europea Guillaume Mercier ad invitare l’Albania ad “agire senza indugio” e “astenersi da azioni” per evitare di mettere in forse la prosecuzione e la futura annessione dell’Albania all’Unione Europea. La partita quindi è ancora tutta da giocare: riuscirà il governo Rama a rinunciare alla vendita di terreni, tutelati dal patrimonio albanese e i manifestanti avranno la meglio, oppure si andrà verso la rinuncia del sogno europeo? È certo che la posta in gioco è molto alta e che queste proteste abbiano aperto il vaso di Pandora di una grande insoddisfazione, ormai ai massimi storici nei confronti del governo albanese.
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