Sapete mica chi è Alberto Muraglia? È quel farabutto che fu fotografato in mutande mentre timbrava il cartellino, e la sua foto era stata distribuita a tutti i giornali e alle Tv, ed era stato indicato unanimemente al ludibrio pubblico come malfattore, profittatore, prosciugatore di risorse pubbliche che si cuccava il suo stipendio da più di mille euro gabbando i cittadini e fingendo di lavorare. Timbrava in mutande, capito? E poi tornava a casa a dormire, magari! Il furbetto del cartellino. L’hanno beccato, se Dio vuole. Inchiodato dalla Procura di Sanremo nel corso di un’operazione brillantissima che consistette in due atti: una retata all’alba con 43 arresti – tutti piccoli impiegati – e poi la distribuzione di foto e filmati di ogni genere alla stampa e alle Tv. L’immagine di quel mascalzone di Alberto Muraglia è stata portata persino sul palco del festival di Sanremo. È giusto così: i manigoldi vanno esposti alla gogna, così imparano!

Beh, ieri la vicenda di Alberto Muraglia, professione vigile (all’epoca dei fatti, ora “piccololavorettista” per sbarcare il lunario) ha preso una strana piega. Si è arrivati al processo (ma che bisogno c’era di fare un processo quando la colpa era così evidentemente e la gogna così giustamente in azione?) e in processo l’avvocato di Muraglia ha potuto finalmente parlare e spiegare che Muraglia abitava nello stesso edificio che ospitava il mercato (il suo appartamento era dentro il mercato) che doveva sorvegliare (era quello il suo lavoro) e che, per contratto, il tempo per mettersi la tuta da lavoro faceva parte del suo orario di lavoro, e lui talvolta, di conseguenza, prendeva servizio appena uscito dal suo appartamento e prima ancora di mettere la tuta.

Cioè, ha spiegato che non aveva commesso nessuna irregolarità, e che visto che le telecamere lo avevano controllato per un anno intero, a sua insaputa – e solo quattro volte, peraltro, lo avevano sorpreso vestito un po’ discinto, alle 5 di mattina – invece di arrestarlo magari bastava chiedergli spiegazioni. E, forse, sarebbe stato giusto anche chiedergli spiegazioni prima di licenziarlo in tronco dal Comune insieme a 31 suoi colleghi di lavoro. Il Giudice dell’udienza preliminare lo ha ascoltato, ha guardato le carte, i filmati, ha sentito i testimoni e poi ha pronunciato quella parolina che tanto fa inorridire giornalisti e Tv: as-sol-to. Capite? Il giudice ha detto che è innocente. Mammamia. E ora?

Sono passati quasi cinque anni dalla retata e dallo scandalo. In quell’inverno del 2015 decine di trasmissioni televisive furono dedicate a Muraglia e ai suoi fratelli. La gogna ebbe grandi onori. Se andavi a una trasmissione Tv e provavi a mettere qualche dubbio, ti sommergevano di insulti, ti dicevano che eri peggio di loro. Chissà se i “gognisti” di allora adesso se lo ricordano. Sui giornali andò su tutte le prime pagine. Andrà in prima l’assoluzione?

Mi sa di no. E non è neanche detto che il Muraglia sia riassunto. Lui per cinque anni è rimasto disoccupato, ha provato a cavarsela facendo lavoretti saltuari (un po’ elettricista, un po’ idraulico, un po’ riparatore generico) ma la gente lo guardava storto. Ha subito cinque anni di umiliazioni. Nessuno lo risarcirà. Speriamo almeno che lo riassumono, e gli diano gli arretrati.
Che giornalisti e magistrati chiedano scusa e provino a riabilitarlo è molto improbabile. Giornalisti e magistrati, lo sapete quanto me, spesso sono canaglie.