“Sono innocente e non ho assunto Epo né altre sostanze vietate. Stavolta, però, non mi difenderò più, non ho più la forza. Ho un limite di sopportazione”. È un Alex Schwazer stremato quello che parla in conferenza stampa dopo aver appreso da notizia della positività all’eritropoietina, riscontrata in un controllo antidoping effettuato durante i campionati tedeschi di marcia su strada dello scorso aprile.

Alex Schwazer positivo per la terza volta al doping: “Non ho più fiducia nel sistema”

Il classe 1984, olimpionico della 50 km a Pechino 2008 pensa alla sua vita: “Ho una bellissima famiglia (papà di due bambini e marito di Katrin, ndr) e un lavoro che non ha a che fare con il mio sport. Non voglio rovinare tutto questo per rimettermi di nuovo in una battaglia che può sfinirmi completamente a livello psicologico. Per questo non farò più nulla se non richiedere le controanalisi anche sulle urine che il mio allenatore ha portato con sé, e se questo non verrà accettato, rinuncerò anche alle controanalisi perché io non ho alcuna fiducia nel sistema. Io nello sport non ci posso più stare, ne prendo atto e sono contento della mia vita, ho la coscienza a posto”.

Al commento del marciatore altoatesino, si è aggiunto quello dell’ex allenatore Sandro Donati, paladino della lotta al doping che lo iniziò a seguire nell’aprile 2015 fino alla positività del 2016: “L’ho implorato di non tornare alle gare, perché temevo gli succedesse qualcosa di brutto – ha detto Donati -. Ho un terzo campione di urina della sua gara in Germania, spero che nell’ottica della ricerca della verità lo si voglia esaminare”.

Schwazer e le precedenti squalifiche

Un rapporto che torna a intrecciarsi, quello di Schwazer col doping. All’epo era già risultato positivo – confessando – nel 2012, poco prima delle Olimpiadi di Londra. La utilizzò quando era ancora fidanzato con la pattinatrice su ghiaccio Carolina Kostner. Venne squalificato per quattro anni. Al rientro, la seconda positività per testosterone e una estromissione di otto: era il 22 giugno 2016, poco prima delle Olimpiadi di Rio.  In quell’occasione Schwazer aveva fatto ricorso al Tas di Losanna denunciando una presunta manipolazione esterna dei campioni prelevati. Recente il tentativo di partecipare a Parigi 2024, ma il termine degli otto anni di squalifica, l’8 luglio, era fuori tempo massimo per centrare la qualificazione. Proprio lo scorso aprile aveva realizzato sui 42 km il tempo di 3h01’55”, primato nazionale che l’aveva fatto sperare nella convocazione – mai arrivata – con l’Italia per l’Europeo di marcia a Birmingham. Oggi, dieci anni dopo, è arrivata la terza positività. Così prende corpo l’ipotesi radiazione e l’addio definitivo al mondo dello sport.

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